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Il suicidio assistito è diverso dall’eutanasia: lo ribadisce il Comitato di bioetica

La comunicazione è stata diffusa dopo lʼordinanza sul caso di Marco Cappato

Il Comitato nazionale per la bioetica cerca di fare chiarezza sul tema del suicidio assistito, rimarcando la differenza con l’eutanasia. La comunicazione è stata diffusa dopo l’ordinanza della Corte costituzionale sul caso di Marco Cappato,  in merito al caso di Marco Cappato e alla sospetta illegittimità costituzionale dell’art. 580 del codice penale. La decisione non è stata unanime: il Comitato ha precisato infatti che, durante la plenaria, sono emerse “posizioni divergenti”.

  • Per eutanasia si intende l’infusione di un farmaco che mette fine, in maniera rapida e indolore, alla vita del malato che lo richiede. A compiere il gesto di somministrare la sostanza letale è una persona terza, un sanitario che la infonde in endovena a chi ritiene di patire sofferenze eccessive a livello fisico o esistenziale. Questa è l’unica forma di eutanasia che esiste in senso proprio e per la quale si sta discutendo una legge di iniziativa popolare in Parlamento, sollecitata dalla Corte Costituzionale.
  • Per interruzione dei trattamenti, non si intende eutanasia. L’interruzione si riferisce invece al diritto, costituzionalmente previsto, del rifiuto di trattamenti che possono essere anche salvavita: questo principio è alla base della legge sulle Dat (Dichiarazioni anticipate di trattamento).
  • Il suicidio assistito, infine, consiste nell’aiutare un soggetto che chiede di porre fine alla propria vita, ma in cui è lui stesso ad assumere un farmaco letale. Il requisito considerato irrinunciabile perché la richiesta di aiuto al suicidio sia legittima è che questa sia informata, consapevole e libera.

Il Comitato raccomanda però «l’impegno di fornire cure adeguate ai malati inguaribili in condizione di sofferenza» e chiede che «sia documentata all’interno del rapporto di cura un’adeguata informazione data al paziente in merito alle possibilità di cure e palliazione». Si auspica che venga «promossa un’ampia partecipazione dei cittadini alla discussione etica e giuridica sul tema e che vengano promosse la ricerca scientifica e la formazione bioetica degli operatori sanitari».

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