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Franciacorta: come contrastare i cambiamenti climatici in modo ecologico e rispettoso verso l’ambiente

L'enologo Arturo Ziliani spiega perché la culla dello spumante rappresenta un modello nell'ambito delle coltivazioni biologiche

C’è una zona, in Italia, che tutto il mondo ci invidia per la produzione del suo spumante. È la Franciacorta. Purtroppo, però, questo territorio risulta anche uno tra quelli che maggiormente risente dei cambiamenti climatici in atto. “I cambiamenti climatici sono sempre ben presenti nello spirito e nel lavoro del produttore di vino. Negli ultimi 15-20 anni– spiega l’enologo Arturo Ziliani- è inequivocabile che essi abbiano influito in modo determinante. Lo si vede, ad esempio, nell’inizio delle vendemmie: trent’anni fa la vendemmia cominciava più o meno ai primi di settembre. Oggi non si parla più di vendemmia a settembre, ma di vendemmia in agosto. Oggi le vendemmie iniziano tra il 10 e 20 agosto. Poi ci sono eventi inaspettati: per esempio, il 2017 è stato un anno terribilis con la gelata capitata il 20 aprile che ha danneggiato vigneti, infatti la produzione è scesa ai minimi storici con un calo del 50% sulla produzione normale. Le gelate nel mese di aprile sono abbastanza comuni. Il problema è stato il caldo del mese precedente, quello di marzo, per cui la vegetazione è partita in anticipo e sono bastate 3 ore di temperature a -2, -3 gradi che hanno danneggiato e distrutto grappoli che si erano già formati anticipatamente. Non si può negare, quindi, che i cambiamenti climatici ci siano, e i loro effetti siano determinanti nella produzione del vino”. Da tempo la Franciacorta sta lavorando per contrastare gli effetti di questi cambiamenti climatici. “Quello che facciamo noi per contrastare questo cambiamento è avere da un lato molta più attenzione nelle lavorazioni agronomiche: negli interventi, cioè, che facciamo nei campi. Da alcuni anni siamo certificati biologici presso nostri clienti, e questo è un impegno non solo mentale ma anche economico notevole. Si deve infatti intervenire in modo tempestivo. Penso ad esempio a un trattamento con rame e zolfo, gli unici prodotti che si possono usare nei vigneti. Non facciamo più trattamenti chimici con farmaci che vanno all’interno della pianta, e con i quali si potevano fare interventi a distanza anche di dieci giorni. Oggi è più delicato l’intervento, perché tutto resta fuori dal frutto e dalla pianta. Lavoriamo poi in modo molto preciso in spremitura: spremendo le uve un po’ meno otteniamo sì meno succo, perché ovviamente la resa di mosto cala, ma anche un mosto che ha maggiore acidità. Per contrastare il cambiamento climatico stiamo sperimentando anche una varietà nuova di uva, l’Erbamat. Si tratta di una varietà antica che matura molto più tardi dello Chardonnay e dà un prodotto molto più acido, con acidità più elevata. Questo può essere un modo per combattere le annate caratterizzate da bizze climatiche evidenti”.

 

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