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“Come rappresentante dello Stato mi scuso con la famiglia di Stefano Leo”

L'assassino del ragazzo non doveva essere libero. Il presidente della Corte d'Appello di Torino si scusa, ma difende l'operato dei suoi giudici

Said Mechaquat, assassino che ha confessato l’uccisione di Stefano Leo a Torino, non doveva essere libero poiché era stato condannato a un anno e sei mesi di carcere per violenze in famiglia. Mentre il ministero della Giustizia studia il caso e raccoglie informazioni sulle circostanze che hanno tenuto il marocchino a piede libero, il presidente della Corte d’Appello di Torino, Edmondo Barelli Innocenti, chiede scusa alla famiglia di Leo: “Come rappresentante dello Stato mi sento di chiedere scusa alla famiglia di Stefano Leo“. Innocenti nello stesso tempo difende l’operato dei suoi giudici, spiegando che “qui abbiamo fatto quello che dovevamo fare” e che anche se  messo in carcere, “non c’è certezza che Mechaquat potesse essere ancora in carcere il 23 febbraio“.

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