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Stiamo sottovalutando il ruolo delle foreste per il clima

È ben noto ruolo chiave che giocano nell’assorbimento delle emissioni di gas serra, ma di recente la scienza ha scoperto che le foreste sono ancora più importanti per il clima di quanto pensassimo.

Lo ha dimostrato un rapporto del WRI, il World Resources Institute, che ha evidenziato l’importanza degli effetti non correlati al carbonio che le foreste hanno sul clima e non solo. Si tratta in particolare di processi biofisici che influenzano i trasferimenti di energia e umidità nell’atmosfera, spiegano gli scienziati: azioni che tra le altre cose contribuiscono alla nostra sicurezza alimentare e idrica, proteggono la nostra salute e migliorano la nostra capacità di adattamento a un pianeta che si sta surriscaldando.

Tenere conto di questi processi ci permette di rivedere le stime sul ruolo delle foreste e sul loro impatto sul clima, e anche i gravi rischi associati alla deforestazione. La rimozione della copertura forestale, specialmente ai tropici, determina infatti un aumento delle temperature locali e influenza i modelli delle precipitazioni aggravando gli effetti locali del surriscaldamento globale, con ricadute preoccupanti anche sulla salute umana e la produttività agricola.

«I responsabili politici dovrebbero urgentemente riconoscere e affrontare l’intera gamma dei servizi di regolazione del clima delle foreste attraverso istituzioni che operano su scale pertinenti – avvertono i ricercatori del World Resources Institute -, tra cui la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), le istituzioni per la cooperazione regionale e le agenzie nazionali che si occupano della produttività agricola e della salute pubblica».

In che modo le foreste influenzano il clima?

Il contributo delle foreste nell’assorbire le emissioni di anidride carbonica è fondamentale per raggiungere gli obiettivi climatici che ci siamo dati, e anzi sarà necessario anche ripristinare le foreste che finora abbiamo danneggiato o distrutto.
Ma le foreste hanno anche altri effetti, finora spesso trascurati, che non sono legati alle emissioni ma hanno importanti implicazioni locali, regionali e globali. Tra questi troviamo per esempio l’albedo, l’evotraspirazione o il rilascio di aerosol.

L’albedo indica la possibilità di riflettere l’energia solare da una superficie. Le superfici di colore chiaro restituiscono gran parte dell’energia solare all’atmosfera e possono avere un effetto rinfrescante (alto albedo), mentre quelle scure assorbono i raggi del sole e possono riscaldarsi (bassa albedo). La copertura degli alberi verde scuro di solito assorbe più energia della copertura nevosa, dei terreni coltivati o del suolo nudo, riscaldando l’aria.
L’evapotraspirazione, o il ruolo degli alberi nel rilasciare umidità nell’aria, produce un effetto di raffreddamento. Questo si verifica quando l’acqua evapora dalla superficie delle foglie, e come un condizionatore naturale riesce a raffreddare l’aria circostante e la superficie terrestre. Questo processo influisce in modo significativo anche sulla generazione delle nuvole.
Gli aerosol sono minuscole particelle rilasciate dalle foreste, come il polline ma anche altri composti chimici. Queste particelle e composti interagiscono con l’atmosfera in modi complessi, per esempio modificando le concentrazioni di ozono e nitrati e perfino influenzando il colore delle nuvole.

foreste e clima

Gli effetti della deforestazione

La deforestazione ha impatti enormi sul clima. Il più noto riguarda le emissioni, ed è legato da una parte a quelle che la foresta distrutta smette di assorbire, dall’altra a quelle generate dai prodotti della deforestazione, come la legna che brucia. Ma ci sono altri effetti che non sono legati al carbonio e dipendono da vari fattori, il principale dei quali è la latitudine.

Le foreste che si trovano a latitudini tropicali hanno effetti particolarmente importanti sul clima non solo per quanto riguarda le emissioni di anidride carbonica, ma anche per gli alti tassi di evapotraspirazione e la loro capacità di stimolare la copertura nuvolosa.
Grandi distese di foreste tropicali, come quelle nei bacini dell’Amazzonia e del Congo, catturano l’umidità dall’atmosfera quando cade sotto forma di pioggia, per poi rilasciarla attraverso l’evapotraspirazione. La deforestazione su larga scala può interrompere questo ciclo, esacerbando la siccità nelle aree sottovento anche a centinaia di chilometri di distanza dalle foreste. Ad esempio, i ricercatori stimano che le foreste in Brasile forniscano dal 13 al 32 per cento delle precipitazioni annuali nei paesi sottovento di Bolivia, Paraguay, Uruguay e Argentina. La deforestazione in Brasile può quindi essere un importante contributo alla siccità in questi paesi.

Ai tropici sono particolarmente preoccupanti anche gli effetti diretti della deforestazione sulle temperature locali, già di per sé così elevate da rendere ancora più rischioso qualsiasi ulteriore riscaldamento. Secondo alcuni studi, quando le foreste tropicali vengono distrutte per fare spazio a terreni coltivati, le temperature diurne possono aumentare localmente anche di oltre 7 gradi. Attualmente questo surriscaldamento rappresenta già una seria minaccia per la salute delle persone, esposte in modo estremo a uno stress da caldo che può rivelarsi letale, e per la produttività delle colture.

Secondo gli scienziati, se si tiene conto degli effetti diversi dal carbonio della deforestazione tropicale, il suo contributo stimato al riscaldamento globale aumenta del 50% rispetto ai soli effetti del carbonio. Tutelare queste foreste, quindi, fornisce un enorme raffreddamento globale “bonus” che le attuali politiche relative al clima e all’ambiente non stanno tenendo in considerazione.

Le foreste boreali, d’altra parte, hanno un effetto di riscaldamento complessivo perché la loro chioma è molto più scura della neve sottostante, e quindi assorbe l’energia solare invece di rifletterla nello spazio. Questo effetto di riscaldamento dell’albedo influisce molto di più sul clima rispetto alla rimozione del carbonio e al raffreddamento legato all’evapotraspirazione delle foreste boreali a causa dei loro lenti tassi di crescita. Naturalmente, sottolineano gli esperti, questo non significa che per raggiungere gli obiettivi climatici dovremmo rimuovere la copertura forestale boreale, che fornisce molti altri vantaggi importantissimi, come una benefica regolazione climatica a livello locale.

Foto di Rosina Kaiser da Pixabay

Quali conseguenze se ignoriamo gli effetti non legati al carbonio delle foreste?

Le politiche di mitigazione e adattamento al clima – ovvero le misure volte a contrastare l’ulteriore aumento delle temperature e ad affrontare gli effetti ormai inevitabili della crisi climatica – non tengono ancora conto degli impatti delle foreste che non sono legati al carbonio. Di conseguenza, attualmente sottovalutano sistematicamente i loro servizi climatici e le conseguenze della deforestazione, e portano a una ripartizione iniqua delle responsabilità e delle risorse per l’azione per il clima.

Per esempio, la contabilità climatica nazionale che si basa solo sul ruolo delle foreste nell’assorbimento delle emissioni porta a sopravvalutare gli effetti di raffreddamento a esse legati nei paesi a latitudini più elevate e sottovalutarli nel paesi tropicali.
Mancano poi istituzioni intergovernative che si occupino degli effetti transfrontalieri della deforestazione sulle precipitazioni, per cui le popolazioni colpite nei paesi sottovento non possono rappresentare i loro interessi nei processi decisionali delle nazioni in cui si verifica la deforestazione.

Il rapporto Not just carbon del World Resources Institute è disponibile, in inglese, a questo link.

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