Italia

Natalità in decrescita, gli effetti della pandemia

In Italia la popolazione continua a diminuire, lo confermano i dati Istat. Negli ultimi 12 anni infatti si rileva un calo del 30% delle nascite passando da 577 mila nati agli attuali 404 mila. Questo fenomeno interessa l’intero Paese, dalle regioni settentrionali a quelle meridionali, con solo qualche positiva eccezione: in 11 province su 107 si rileva un incremento delle nascite come a Verbano-Cusio Ossola, Imperia, Belluno, Gorizia, Trieste, Grosseto, Fermo, Caserta, Brindisi, Vibo Valentia e Sud Sardegna.

A scendere in modo drammatico è anche la popolazione residente che risulta inferiore di quasi 384 mila persone rispetto all’inizio dell’anno, l’equivalente del numero dei cittadini di una città grande quanto Firenze. Entriamo nello specifico grazie ai dati forniti dall’Istituto nazionale di statistica: negli ultimi 5 anni si è passati dai 18 nati ogni 1000 abitanti della seconda metà degli anni ’60, a 10 nella seconda metà degli anni ’80, fino ai 7,3 del periodo 2016-2020. Nell’anno 2020 sono nati 404mila bambini, per il 2021 la stima è di un calo tra i 384mila e i 393mila.

Questi sono dati davvero preoccupanti, nel 2020 si è raggiunto infatti un nuovo minimo storico di nascite (404 mila) dall’Unità d’Italia ed un massimo storico di decessi (746 mila) dal secondo Dopoguerra. Purtroppo il futuro non ci lascia ben sperare, infatti secondo l’Istat per il 2050 si potrebbe scendere sotto la soglia dei 350mila bambini nati all’anno. Un calo che non dipenderebbe solo dagli effetti della pandemia.

A tal proposito cerchiamo di capire come l’epidemia ha influito sulla crisi demografica. L’Italia è stata tra i primi Paesi dell’Unione europea ad essere colpita dal Covid-19. L’andamento della curva epidemiologica è stata distinta da tre fasi: la prima ondata in cui abbiamo raggiunto il picco dei contagi tra febbraio a maggio 2020; da giugno a settembre abbiamo osservato un rallentamento grazie alle misure di contenimento; successivamente la seconda ondata epidemica intorno alla fine di settembre 2020, con una drammatica e rapida crescita dei casi e un incremento dei decessi in tutto il paese. Il persistente stato d’angoscia legato alla malattia e allo scenario precario vissuto finora non ha aiutato affatto i potenziali nuovi genitori che, trovandosi per la maggior parte in una situazione instabile a livello lavorativo ed economico, non si sono sentiti pronti a mettere su famiglia. I dati più allarmanti sono quelli che riguardano la popolazione del Nord-ovest a causa dell’impatto del Covid. La prima ondata ha segnato una perdita di popolazione del Nord che spiega l’Istat, “appare in tutta la sua drammatica portata”. Se confrontiamo i dati del 2019 il deficit di popolazione era stato contenuto, sia nel Nord-ovest sia nel Nord-est (rispettivamente -0,06% e -0,01%) del nostro Paese, nel corso del 2020 il Nord-ovest ha fatto registrare una perdita dello 0,7%, mentre il Nord-est dello 0,4%. L’area del Centro Italia, ha visto raddoppiare in termini percentuali il deficit di popolazione (da -0,3% del 2019 a -0,6% del 2020), mentre il Sud e le Isole, maggiormente colpite nella seconda ondata, hanno subito una perdita dello 0,7%, molto simile a quella del 2019, vista la tendenza allo spopolamento in atto ormai già da anni.

Questo fenomeno però non riguarda solo l’Italia. Un articolo pubblicato sul Financial Times l’11 marzo scorso dal titolo “Pandemic blamed for falling birth rates across much of Europe” analizza il fenomeno della denatalità che sta dilagando in molti paesi europei durante questo periodo di pandemia. In Francia si è registrato il più importante calo della natalità dopo l’aumento demografico notevole degli anni ’70. Bisogna tenere a mente che lo stato della Francia è uno dei 27 paesi europei con il più elevato indice di fecondità, l’Istituto nazionale di statistica, ha registrato nel mese di gennaio 2021, nove mesi dopo il primo lockdown, la nascita di 53.900 bambini, il 13 per cento di meno di quelli nati nel gennaio 2020. In tutto il 2020 sono nati in Francia 735 mila bambini, il più basso livello dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Anche in Spagna, come in Italia, da decenni le nascite sono in progressiva decrescita. Questo fenomeno è associato anche ad un notevole aumento della popolazione anziana e di conseguenza ad uno squilibrio della piramide demografica. Lo stesso trend è stato osservato anche nel Regno Unito e negli Stati Uniti.

La denatalità è un problema sotto gli occhi di tutti, è necessario che gli stati intervengano e trovino al più presto una soluzione. Il Ministro per le Pari Opportunità e il Forum delle associazioni familiari sono i promotori degli SGdN (Stati generali della natalità) un evento organizzato per riflettere e cercare di invertire il trend demografico. Durante l’ultima edizione svoltasi al Foyer dell’Auditorium della Conciliazione a Roma il 14 maggio 2021, i dati hanno raccontato il crollo della natalità in Italia e il progressivo invecchiamento della popolazione.

All’evento è intervenuto così Papa Francesco: “Penso con tristezza, alle donne che sul lavoro vengono scoraggiate ad avere figli o devono nascondere la pancia. Com’è possibile che una donna debba provare vergogna per il dono più bello che la vita può offrire? Non la donna, ma la società deve vergognarsi, perché una società che non accoglie la vita smette di vivere. I figli sono la speranza che fa rinascere un popolo. Il tema della natalità è urgente e basilare per invertire la tendenza e rimettere in moto l’Italia a partire dalla vita, a partire dall’essere umano”. E ancora: “E’ bello che lo facciate insieme, coinvolgendo le imprese, le banche, la cultura, i media, lo sport e lo spettacolo”.

Anche il premier Mario Draghi, presente agli Stati generali della natalità, ha commentato: “Un’Italia senza figli è un’Italia che non crede e non progetta. È un’Italia destinata lentamente a invecchiare e scomparire”.

Ma in che modo l’Italia pensa di risanare questa situazione drammatica? Il presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari Gigi De Palo si è speso molto negli ultimi mesi per l’assegno unico e universale per ogni figlio. Dal Forum arriva la richiesta “al governo e a tutti i partiti” di “inserire nella prossima legge di Bilancio le risorse necessarie per fare in modo che l’assegno unico universale che partirà il 1° gennaio 2022 sia una misura epocale in grado di cambiare la vita delle famiglie italiane e far ripartire la natalità. Non solo non ci deve perdere nessuno – osserva De Palo – ma è importante che tutti ci guadagnino”.

È dunque davvero necessario dare un aiuto concreto alle giovani coppie, non solo come un dovere sociale, ma anche come un investimento volto al futuro, per dare un nuovo impulso alla piramide demografica che è alla base dello sviluppo del nostro paese. Bisognerebbe finanziare una serie di politiche in favore delle famiglie, emanare provvedimenti per aiutare il lavoro di genitori, favorire le possibilità per le donne di conciliare il lavoro con la famiglia e disporre, a bassi costi, di servizi per l’infanzia.

 

A cura di Martina Hamdy.

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