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Lavoro in Italia, triplicati i giovani in fuga all’estero e boom di contratti a termine. Tutti i numeri

Dal 2008 perso 1 milione di posti di lavoro. Italia rimane indietro rispetto agli altri Paesi europei. Immigrati più disposti ad accettare lavori disagiati

Nella media del 2018 il numero di occupati supera il livello del 2008 di circa 125 mila unità, recuperando i livelli pre-crisi. Nei primi tre trimestri del 2018, però, rispetto a dieci anni fa, mancano all’appello poco meno di 1,8 milioni di ore lavorate, ovvero oltre un milione di posti full time (unità di lavoro a tempo pieno). Questa la fotografia scattata dal rapporto Il mercato del lavoro 2018, elaborato da ministero del LavoroIstatInpsInail e Anpal.
Nonostante la crescita dell’occupazione negli ultimi anni, l’Italia rimane indietro rispetto agli altri Paesi europei:  “per raggiungere il tasso di occupazione medio dell’Ue 15 – si legge – l’Italia dovrebbe avere circa 3,8 milioni di occupati in più”.

L’identikit del primo impiego. “L’età media al primo ingresso è di circa 22 anni e nel 55% dei casi si tratta di uomini. Su 100 primi ingressi, oltre 50 si registrano nel Nord, 20 al Centro e 30 nel Mezzogiorno. Dei 100, 80 sono riferiti a cittadini italiani e 20 a stranieri”.
“Il contratto a tempo determinato è il più utilizzato al primo ingresso (50%), seguito da apprendistato (14%) e lavoro intermittente (12%). Solo il 9% avviene con contratto a tempo indeterminato o in somministrazione e il 4% nella forma di collaborazione”.

Lavoro, boom di contratti brevi

Un altro fenomeno significativo messo in luce dallo studio è quello che riguarda la durata dei contratti. Nella stima preliminare del quarto trimestre 2018 cresce di poco l’occupazione permanente (+0,1%), ma è “il tempo determinato (+0,1%)” a toccare “il valore massimo di oltre 3,1 milioni di occupati”.
In dieci anni, tra il 2008 e il 2018, i dipendenti con contratto a tempo sono aumentati di 735 mila unità. Un aumento concentrato soprattutto nei dipendenti con rapporti a termine di durata fino a un massimo di sei mesi (+613mila).

In dieci anni fughe all’estero quasi triplicate

Inoltre, si legge, “la mancanza di opportunità lavorative adeguate può comportare la decisione di migrare all’estero, fenomeno in crescita negli ultimi anni: da 40 mila del 2008 a quasi 115 mila persone nel 2017″. In meno di dieci anni, quindi, le fughe sono quasi triplicate.

Immigrati più disposti ad accettare lavori disagiati

“L’aumento della quota di occupazione meno qualificata, accompagnata dalla marcata segmentazione etnica del mercato del lavoro italiano, ha favorito la presenza di lavoratori immigrati più disposti ad accettare lavori disagiati e a bassa specializzazione”. Tra il 2008 e il 2018 “gli stranieri sono passati dal 7,1% al 10,6% degli occupati”. Nei servizi alle famiglie “su 100 occupati 70 sono stranieri”.

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