Italia

Ius Scholae: cosa prevede la proposta di legge sulla cittadinanza

La cittadinanza in Italia si acquisisce per discendenza, ovvero quando, indipendentemente dal luogo di nascita, il neonato in maniera automatica ottiene la cittadinanza dei genitori.
La cittadinanza è attualmente regolamentata dalla Legge 91 del 1992, che stabilisce il cosiddetto ius sanguinis, ovvero il diritto di cittadinanza che si ottiene dalla nascita per chi è figlio di uno o entrambi i genitori cittadini italiani. Questo metodo è applicato nella maggior parte dei paesi d’Europa, Africa e Asia.

Secondo la norma vigente, solo chi risiede legalmente e senza interruzioni in Italia, fino al raggiungimento della maggiore età, può divenire cittadino italiano, presentando richiesta entro un anno dal raggiungimento della maggiore età.

Questi requisiti per la cittadinanza in Italia non sono mai stati cambiati dal 1992, un momento storico caratterizzato dai primi flussi migratori dall’Est Europa. Negli anni 2000 l’immigrazione è cresciuta esponenzialmente, dal 2001 al 2010 la popolazione straniera è passata da un milione e 350mila a più di 4 milioni.
A causa di un trasferimento permanente, sono moltissimi i minori che si sono ritrovati a vivere in paesi differenti dal luogo di origine ma che legalmente non hanno potuto affermare di appartenere al paese in cui crescono, vivono e si istruiscono.

La proposta di legge dello Ius Scholae sta proprio alla base della questione, ovvero il diritto alla cittadinanza per risolvere i casi della cittadinanza mancata. Si tratta di una misura importante, che potrebbe rappresentare un grande passo avanti nell’integrazione delle seconde generazioni: più di un milione di persone nate da genitori immigrati in Italia o arrivate nel paese durante l’infanzia.

Come ci confermano i dati Istat, la presenza degli alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole è cresciuta in maniera sempre costante. Nell’anno scolastico 1994/1995 risultavano iscritti meno di 44 mila studenti stranieri, nel 2013/2014 circa 795 mila.

Secondo un’elaborazione dati del Ministero d’Istruzione sono oltre un milione le persone in attesa di cittadinanza in Italia e per lo più giovani.
Entrando nel merito, grazie ai dati forniti dalla Fondazione ISMU, possiamo constatare quanto sia alto il numero di alunni e alunne stranieri presenti nelle scuole italiane. Durante l’anno scolastico 2019/2020 erano 877mila gli alunni con cittadinanza non italiana, quasi 20mila in più rispetto all’anno scolastico precedente. Si tratta del 10,3% del totale degli iscritti nelle scuole italiane, la riforma del lo Ius Scholae riguarderebbe quindi un’enorme fetta di studenti.

Non tutti gli stranieri ambiscono alla nostra “cara cittadinanza”, in molti casi si sceglie infatti di non acquisire la cittadinanza o per scelta personale o perché la propria Patria di origine non ammetterebbe la doppia cittadinanza, acquisirne una seconda significherebbe perdere quella del paese d’origine.

Cosa prevede lo Ius Scholae

Il testo del Ius Scholae, in discussione alla Camera, prevede il riconoscimento della cittadinanza italiana per i giovani nati in Italia o arrivati prima del compimento dei 12 anni che risiedano legalmente e che abbiano frequentato regolarmente almeno 5 anni di studio nel nostro Paese. Al momento lo sviluppo della questione sembrerebbe in stand by, a causa della recente crisi di governo, la decisione a è stata rimandata fino alla risoluzione della situazione politica italiana.

L’immigrazione resta un tema critico per la società e di conseguenza per la politica, specialmente nei periodi elettorali. Nel 2017, ad esempio, il dibattito pubblico si concentrò sul progetto del Ius soli, che prevedeva la cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia. Un disegno successivamente ritirato durante la campagna elettorale, perché “i promotori” temevano di poter compromettere i consensi dei cittadini.

Da un sondaggio condotto per l’Atlante Politico e pubblicato su Repubblica, emergono le paure più diffuse fra gli italiani e risulta che a preoccupare maggiormente i cittadini sono l’aumento dei prezzi, le tasse, la disoccupazione, il degrado ambientale, la crisi dopo il Covid e il clima di guerra.
Mentre la preoccupazione verso l’immigrazione viene percepita come un problema solo da una minima frazione del 4%.

A cura di Martina Hamdy

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