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Dentro l’epoca dello smart-working: i futuri scenari

Le vacanze sono giunte al termine e i lavoratori di tutta Italia si apprestano a tornare nei propri uffici ma non sarà proprio così per tutti. Sembrava infatti che lo smart-working dovesse terminare con la fine della pandemia, invece per molti questa soluzione diverrà definitiva ed entrerà a far parte della normalità.
Sono molte le aziende che ancor prima dell’avvento del Covid-19 e del lockdown, avevano già intrapreso questa strada subendo dunque solo un’accelerazione del fenomeno lavoro legato alla rivoluzione digitale.
Lo smart-working, noto anche come Lavoro Agile, viene definito dall’Osservatorio del Politecnico di Milano “una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati.”

Lo stato di emergenza è stato prorogato dal Premier Mario Draghi fino al 31 dicembre 2021 e tante multinazionali hanno deciso di continuare a promuovere questa forma di lavoro ritenendola funzionale e produttiva oltre che una fonte di risparmio; proprio così, i dipendenti da casa permettono all’azienda di risparmiare su diversi costi come l’elettricità, l’aria condizionata e le varie spese legate al personale.
Un altro aspetto che desta preoccupazione e spinge le aziende a protrarre e sostenere il lavoro a distanza è il rischio di perdere forza lavoro in caso di obbligo a tornare in presenza. Uno studio dell’Università di Chicago infatti conferma che 4 dipendenti su 10, negli Stati Uniti, sarebbero disposti a cambiare lavoro pur di continuare a lavorare da casa. Una percentuale alta che era già stata confermata da una ricerca interna di Apple dell’inizio di luglio, in cui si evidenziava che il 90% dei dipendenti è contrario ad un eventuale sistema ibrido, oltre il 36% in caso di ritorno forzato sarebbe stato disposto a cambiare lavoro.
Nel mercato del lavoro americano le persone opterebbero per lavorare da casa almeno 2,5 giorni a settimana e il 40% degli intervistati inizierebbe a cercare un altro lavoro gli venisse imposto di tornare in ufficio a tempo pieno.
Molto probabilmente quindi dobbiamo accettare che dopo la fine della pandemia la normalità sarà diversa e bisognerà cercare di preferire questa nuova soluzione lavorativa indotta dalla rivoluzione digitale riuscendo a valorizzare gli aspetti vantaggiosi.
Anche in Italia uno studio dell’Osservatorio del Politecnico ci conferma che 5 milioni continueranno a lavorare da casa per uno o più giorni a settimana.

Il modello ibrido potrebbe divenire la soluzione vincente per conciliare al meglio le esigenze del lavoratore e quelle aziendali.
Lo smart-working potrebbe influire in maniera molto positiva anche sui piccoli borghi attivando un circolo economico virtuoso. Città come Milano e Roma, ci dimostrano che con lo smart-working il calo dei consumi nelle zone centrali della città corrisponde all’aumento nelle periferie che risultano decisamente più animate. Per non parlare della diminuzione del traffico nelle metropoli e il conseguente calo dell’inquinamento.
Il timore della crescita dei contagi per Covid e delle nuove varianti ha convinto molte aziende a posticipare il ritorno alla normalità, cerchiamo di capire quali soluzioni stanno adottando le grandi aziende nel panorama italiano.

La sede di Facebook a Milano, è rimasta chiusa dall’inizio della pandemia e anche Google ha seguito la stessa scia, il colosso statunitense ha lasciato la scelta ai propri dipendenti proponendo uno smart-working volontario e ha deciso di prolungare questa decisione fino al 18 di ottobre, inviando il seguente messaggio ai propri dipendenti: “Siamo entusiasti di aver iniziato a riaprire le nostre sedi incoraggiando chi si sente al sicuro” ad andare in ufficio, ma “allo stesso tempo riconosciamo che molti “googlers” stanno assistendo, all’interno della propria comunità, a picchi di contagi causati dalla variante Delta e sono preoccupati per il ritorno in ufficio”. Chi vuole, dunque, regole alla mano e mascherina in viso, può risedersi davanti al proprio pc aziendale, ma si può anche scegliere di lavorare da casa.’’
Assicurazioni Generali punta sulla flessibilità, imponendo solo alcune regole per disciplinare nel dettaglio lo smart-working: si potrà lavorare da casa tre giorni a settimana, da distribuire eventualmente nel corso del mese. Riunioni e video conferenze dovranno essere pianificate dalle nove del mattino alle sei del pomeriggio, con un’ora di pausa, dalle 13 alle 14. “Un accordo positivo – dice Francesca Lorusso della Fisac Cgil – che potrebbe fare da apripista anche per altre grandi aziende, tra assicurazioni e banche”.
In Piazza del Duomo, a Milano, affaccia la sede di Boston Consulting, la società di consulenza strategica dove lavorano circa 600 dipendenti, obbligati a trascorrere metà del tempo a casa e metà in presenza con uffici popolati al 50% della loro capienza, fino al 70 se le condizioni legate ai contagi in Lombardia lo consentiranno.

E gli impiegati della Pubblica Amministrazione? Lavoreranno in smart-working o in ufficio?

Di recente, il ministro della PA Renato Brunetta, ha dichiarate che “da fine settembre ci sarà il ritorno in presenza di tutta la pubblica amministrazione, con l’economia italiana in recupero – la crescita stimata quest’anno è del 6% – dopo il lungo stop dovuto al lockdown e alla pandemia è fondamentale che i dipendenti pubblici rientrino in ufficio’’.
A supporto del progetto di Brunetta un report di Mazziero Research secondo cui nel 2021 se tutti i lavoratori della PA tornassero in ufficio a quel 6% di crescita andrebbe aggiunto un 2% in più; “un rientro dallo smartworking contribuirebbe al ritorno alla normalità e fornirebbe una spinta a settori che ancora non hanno avuto modo di recuperare pienamente come ristorazione collettiva, caffetteria, abbigliamento e altre attività indotte che consentirebbero di far crescere ulteriormente il Pil di circa il 2% su base annua (stima approssimativa dopo 12 mesi dal rientro)”.

Redatto da Martina Hamdy

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