Cronaca

La “tempesta emotiva” non ha fatto ridurre la pena a Michele Castaldo

Facciamo chiarezza su quanto accaduto durante il processo

La pena di Michele Castaldo – passata da 30 a 16 anni – non è stata ridotta per la “tempesta emotiva” che avrebbe indotto l’uomo a uccidere la propria compagna, Olga Matei, strangolandola.
La Corte di Bologna ha, sì, citato la “tempesta emotiva” riconoscendo all’imputato le attenuanti generiche, ma questa non è stata un elemento determinante della riduzione della pena.

Facciamo chiarezza su quanto accaduto durante il processo:

Castaldo era stato condannato all’ergastolo in primo grado. Il rito abbreviato gli ha però concesso un primo sconto della pena, che è passata a 30 anni.
Le attenuanti generiche, poi, hanno portato la pena a 24 anni e in secondo grado la pena comminata è passata a 16 anni per effetto del rito abbreviato. Le attenuanti generiche sono ricondotte ad elementi di fatto positivamente emersi, atti a giustificare una mitigazione del trattamento sanzionatorio. Nella specie la Corte ha ritenuto di dover attribuire tale valore alla confessione dell’imputato.
Non c’entra, dunque, il riconoscimento dello stato di “tempesta emotiva” in cui versava l’imputato al momento del terribile femminicidio: le attenuanti generiche riconosciute in secondo grado sono, in realtà, la confessione di Castaldo e il suo tentativo di risarcire la figlia di Olga Matei.

Redatto da Valeria Capettini

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