Cronaca

Tasse e calcio italiano, passa la norma “salva calcio”

Ebbene sì, anche il mondo del calcio, ha risentito i lunghi anni di pandemia.

Una buona parte delle società sportive, e della Serie A, ha accumulato debiti molto alti con il fisco italiano. La causa è da ricercare nel crollo delle vendite dei biglietti, nell’aumento dei costi degli ultimi mesi e al rallentamento generale economico.

 Le squadre di Serie A più indebitate per il fisco sono l’Inter con un debito pari a 50 milioni di euro, la Lazio con 40 milioni, la Roma con 38 milioni, a seguire la Juventus con un debito pari a 30 milioni e infine il Napoli con 25 milioni di euro. All’incirca il totale del debito è pari a mezzo miliardo di euro.

In Italia il calcio è lo sport in assoluto più seguito e rappresentativo, un sistema di fondamentale importanza all’interno del nostro paese, tanto da diventare uno dei temi di discussione in Parlamento e al Governo.

Durante la pandemia, il Governo ha concesso la sospensione del pagamento delle tasse per i club. Questa sospensione, solo provvisoria, permetteva di posticipare il pagamento delle tesse entro il 22 dicembre del 2022, nonostante il posticipo molti club non sono riusciti a fare fronte all’enorme spesa rischiando di andare incontro ad una penale del 10%.

I presidenti di Serie A hanno la fortuna di essere rappresentati in Parlamento da due protagonisti assoluti legati alla questione, da una parte l’ex Premier Silvio Berlusconi, dall’altra il Senatore Claudio Lotito, entrambi Senatori di Forza Italia e presidenti di due famosi club sportivi italiani, rispettivamente Milan e Lazio.

Il Presidente della Lazio ha provato ad inserire in legge bilancio, che ogni anno distribuisce risorse a favore di persone e imprese, una norma denominata “salva calcio”, per permettere alle società di pagare i debiti in 5 anni ed azzerare la penale in modo tale da far risparmiare diversi milioni ai club. Inizialmente questa agevolazione è stata scartata e considerata ingiusta nei confronti delle altre imprese.

Ma, il 29 dicembre, cambiano le carte in tavola e inSenato viene approvata la tanto discussa legge di Bilancio con ben 109 voti a favore. Come consuetudine, prima del momento della votazione, dal banco dell’opposizione si sono alzate innumerevoli polemiche in merito alla  manovra e ai provvedimenti inseriti dalla maggioranza. Calenda, Senatore di Azione/Italia Viva ha esordito definendo la manovra “indegna”. Ha così proseguito durante il suo intervento in Senato “per compiacere Lotito avete dilazionato il pagamento di 889 milioni al calcio. Lei Lotito ha fatto il suo lavoro, il governo non ha fatto il suo. Oggi soltanto pizza e calcio, è sparito pure il mandolino». Di recente, durante una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, Claudio Lotito, si è così difeso “Siamo intervenuti per risolvere il problema e credo sia stata trovata una soluzione ragionevole grazie all’impegno di Forza Italia, del presidente Berlusconi e di tutto il governo che, con il premier Meloni, ha garantito a tutto lo sport italiano gli strumenti per poter contrastare una crisi dovuta all’emergenza Covid ed aggravata dal caro bollette. Non c’è nessun aiuto a fondo perduto, neanche un euro. Non c’è nessun regalo. Tutto verrà versato nelle casse dello Stato, addirittura con una maggiorazione del 3%.”

 

La decisione finale è volta ad aiutare non solo il calcio ma tutte le società sportive, che  avranno la possibilità di saldare gli importi in 60 rate per 5 anni, con una maggiorazione fissata al 3%, l’equivalente di 26,67 milioni di euro. Lo Stato si prenderà quindi carico di una spesa pari a 889 milioni di euro, 500 milioni, riconducibili ai club della Serie A di calcio. L’ammontare dell’entrate mancanti del 2022 saranno recuperate tra il 2023 e il 2027.

 

Redatto da Martina Hamdy

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