Cronaca

Stupro Viterbo, parla padre di Licci: “Ho detto a mio figlio di buttare il telefono”

Riccardo Licci è uno dei due indagati per lo stupro di Viterbo. Il padre dice di voler vedere i video per capire cosa è successo realmente

Viterbo – Per lo stupro della donna di 36 anni da parte di due militanti di Casapound, avvenuto in un circolo privato di Viterbo, gli inquirenti stanno esaminando sia i video della violenza che i messaggi WhatsApp che uno dei due indagati avrebbe scambiato con il padre. Proprio quest’ultimo, Roberto Licci, parla ai microfoni di “Repubblica”: “Sì, ho detto a mio figlio di buttare il telefono ma non ho visto i video“. Le immagini della violenza, secondo gli inquirenti, sono state condivise in una chat dove c’è anche l’uomo: “Se fosse davvero colpevole, sarei il primo a sapere come comportarmi con lui. L’ho cresciuto con dei valori“.

Licci prova a spiegare il motivo che lo ha portato a scrivere al figlio di buttare il cellulare: “L’ho fatto per cercare di aiutarlo. Sono il padre, non ho difficoltà ad ammetterlo: aiutare un figlio non è qualcosa per cui si possa essere incriminati”.

L’uomo poi dice ai giornalisti di non ritenere corretto il processo mediatico in corso: “Vorrei vedere quei video, per capire cosa sia successo davvero. Perché finora il processo lo state facendo voi giornalisti, e questi due ragazzi li avete già condannati. Io e mia moglie siamo distrutti. Per ora, non posso dire nulla perché non sappiamo come siano andati realmente le cose. Ma se fosse vero non siamo mica animali, fosse vero sarei disperato”.

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