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Saluto romano, nelle commemorazioni non è reato: la sentenza choc

Urlarono "Sieg Heil" e fecero il saluto romano durante una commemorazione dell'Rsi: assolti

Una sentenza del tribunale di Milano ha stabilito che, “all’interno di un contesto commemorativo” il saluto romano così come gli altri “simboli nazionalsocialisti” non sono un reato, perché “privi di quella offensività concreta vietata dalla legge”.
La sentenza è stata emessa sul caso di alcuni “camerati” dell’associazione Lealtà e Azione e Casapound che nell’aprile 2016 parteciparono alla manifestazione che ogni anno si svolge al Campo X del Cimitero Maggiore di Milano per ricordare i caduti della Repubblica sociale italiana. Gli imputati avevano fatto il saluto romano sventolando lo stendardo dell’associazione combattenti 29esima divisione granatieri Waffen-SS e gridando Sieg Heil, saluto nazionalsocialista adottato in Germania come segno di lealtà verso il Führer Adolf Hitler.

Secondo il magistrato, i “camerati” stavano solo esprimendo liberamente il proprio “pensiero”.
La giudice Maria Angela Vita che ha emesso la sentenza, destinata a far discutere, ha scritto che “le manifestazioni del pensiero dell’ideologia fascista in sé e per sé non sono vietate, attesa la libertà di manifestazione del pensiero costituzionalmente garantita, ma lo diventeranno allorquando assumano caratteri e connotati tali da porre in pericolo la tenuta dell’ordine democratico e dei valori ad esso sottesi”. Secondo la giudice, quella che si è svolta al cimitero è stata “una cerimonia di carattere commemorativo e pacifico in cui i comportamenti, gesti ed emblemi di indiscutibilmente di stampo fascista e nazionalsocialista non appaiono tali da suggestionare concretamente le folle, attentando all’ordine democratico”.

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