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Tragedia del Rigopiano, il Comune di Farindola sapeva che l’hotel era isolato

Dall'inchiesta sul disastro emerge che il Comune era a conoscenza della situazione: "Stiano tranquilli al caldo"

Il Comune di Farindola conosceva perfettamente le condizioni d’isolamento dell’hotel Rigopiano. E’ quanto si legge nell’informativa dei carabinieri forestali di Pescara che riguarda l’inchiesta sul disastro dell’hotel investito da una valanga. “Mi hanno detto che la turbina dovrebbe partire. Che stessero tranquilli al caldo, tanto lassù hanno tutto”: questo l’sms inviato dalla fidanzata a Gabriele D’Angelo, una delle vittime.

L’avviso di conclusione delle indagini per la tragedia di Rigopiano, con 29 morti per la valanga del 18 gennaio 2017, vede le persone coinvolte nell’inchiesta scendere da 40 a 25. I reati ipotizzati: disastro colposo, lesioni plurime colpose, omicidio plurimo colposo, falso ideologico, abuso edilizio, omissione d’atti d’ufficio, abuso in atti d’ufficio; si aggiungono vari reati ambientali.

Il Comune di Farindola non avrebbe dovuto rilasciare i permessi edilizi per l’hotel di Rigopiano. Lo si legge nei capi d’imputazione che riguardano dirigenti e politici del Comune: il Piano Emergenze del Comune era “totalmente silente in punto di pericolo di valanghe”. Se il Comune avesse adottato un nuovo PRG che avesse individuato nella località di Rigopiano un sito esposto a forte pericolo di valanghe, “non sarebbe stato possibile rilasciare i permessi edilizi con conseguente impossibilità edificatoria”.

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