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Plastica: il principale nemico dei nostri mari e delle nostre spiagge

Presentata alla nona edizione di Slow Fish la nuova ricerca del Ministero per l'Ambiente sulla salute di coste e bacini marittimi

I dati parlano chiaro. I nostri mari e le nostre spiagge soffrono a causa di un nemico ben preciso: la plastica. A differenza di quanto si potrebbe pensare, tuttavia, ad essere chiamate in causa non sono soltanto le pratiche scorrette delle popolazioni che vivono lungo le coste, bensì, soprattutto, di quelle che abitano l’entroterra. Le cattive abitudini di queste ultime, infatti, sono all’origine dell’inquinamento che devasta i nostri corsi d’acqua. E non parliamo soltanto dei fiumi più grandi, bensì anche di quelli più piccoli. Ad affermarlo è la recente ricerca promossa dal Ministero per l’Ambiente, presentata nel corso della nona edizione di Slow Fish. L’inaugurazione della rassegna, avvenuta nei giorni scorsi a Genova all’interno della suggestiva cornice del Porto Antico, ha visto in prima fila il sottosegretario all’Ambiente Salvatore Micillo insieme al governatore Giovanni Toti, al sindaco Marco Bucci e al presidente di Slow Food Carlo Petrini. La ricerca ha preso in esame 64 spiagge, 289 stazioni di profondità, la superficie marina e 150 esemplari di tartarughe spiaggiate (un bilancio drammatico, quello relativo a quest’ultime: ben il 68% aveva ingerito plastica). La media degli oggetti per chilometro quadrato, tra 10 e 800 metri di profondità, passa da 66 a 99: la plastica la fa da padrona con un 77%: il tutto sotto forma di buste, involucri per alimenti e attrezzi da pesca.

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