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Migranti, il mistero del trafficante libico ospite della Guardia Costiera italiana

Il momento in cui si delegò alla cosiddetta Guardia costiera libica la cattura dei migranti in mare immortalato in una fotografia in cui appare anche un trafficante di esseri umani

Una foto scattata a Roma nel maggio 2017 ritrae un trafficante di migranti libico, Abdalrahman al-Milad detto Bija, in posa nel quartier generale della Guardia costiera: con lui, evidenziato nel cerchio arancione, altri emissari nordafricani e ufficiali italiani.

La notizia arriva dall’inchiesta scoop di Avvenire, realizzata dal giornalista Nello Scavo, che sottolinea come l’incontro sia avvenuto «nell’ambito del progetto Sea Demm- Sea and Desert Migration Management for Lybian authorities to rescue migrants»: è il momento in cui ha avuto inizio la cooperazione con cui si delegò alla cosiddetta Guardia costiera libica la cattura dei migranti in mare.

Bija era già noto da tempo per essere il boss di una rete attiva nel traffico di esseri umani, ma anche per essere un feroce aguzzino. Ha 28 anni ed è il capo di milizie che gestiscono sia la cosiddetta guardia costiera di Zawiya, sia uno dei più brutali centri di detenzione della città in cui, già nel 2016, i report dell’Onu avevano denunciato uccisioni di profughi.
Cosa ci faceva un personaggio di questo tipo a Roma, accolto dalla Guardia costiera? È la domanda che si pone Avvenire, e che sorge spontanea a chiunque. Quattro giorni prima dello scatto in cui appare elegante e con i capelli impomatati, Bija era stato ospite della Guardia costiera italiana anche in Sicilia, al Cara di Mineo e in altri centri per migranti, per partecipare a «incontri formativi».

L’intelligence italiana ora nega la presenza di nostri agenti al meeting avvenuto a Mineo, e la portavoce del Servizio europeo di azione esterna Kocijancic, citata da Avvenire, sottolinea che «nessuno dei guardiacoste addestrati da Operazione Sophia è sulla lista di sanzioni Onu».  Bruxelles, intanto, ha chiesto alla cosiddetta Guardia costiera libica di «affrontare il caso di Abdalrahman al-Milad», detto Bija, che «a quanto ci risulta è stato sospeso dal servizio».

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