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Fine vita, si scatena il dibattito: Chiesa invita i medici a obiezione di coscienza

I medici dal canto loro chiedono chiarimenti al Parlamento, dove ci si chiede quale Camera debba iniziare la discussione

Fine vita, dopo la storica sentenza della Consulta che dichiara non punibile il suicidio assistito in casi come quello di Dj Fabo si scatena il dibattito tra medici, Chiesa e aule del Parlamento. I medici chiedono chiarimenti al Parlamento attraverso le parole di Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri: «Chiediamo al legislatore, che sarà chiamato a normare questa delicatissima materia, di sollevarci dal compito finale, affidando l’estremo atto, quello della consegna del farmaco, a un ‘pubblico ufficiale’, a un funzionario individuato per questo ruolo».

«Come medici, e prima ancora come cittadini – prosegue Anelli -, ci atterremo alla sentenza, così come ci atterremo alla Legge. Quello che chiediamo è di poter continuare a fare i medici, così come abbiamo sempre fatto. Medici che hanno il dovere di tutelare la vita, la salute fisica e psichica, di alleviare la sofferenza, nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana».

La Conferenza Episcopale Italiana (Cei) non usa molti giri di parole e invita i medici all’obiezione di coscienza: «Il medico esiste per curare le vite, non per interromperle», dice monsignor Stefano Russo, Segretario generale della Cei. «Chiediamo che ci possa essere questa possibilità» perché «quando parliamo di libertà, ciò non può non avvenire».

Nelle aule del Parlamento, invece, si discute su quale debba essere la Camera che deve iniziare per prima la discussione dell’iter legislativo per il suicidio assistito. «La Camera in questi mesi ha fatto un lavoro corposo che non va disperso», afferma il presidente della Camera, Roberto Fico. «L’iter non è stato concluso ma sospeso, proprio in attesa della sentenza della Consulta. Il Parlamento ha il compito di seguire il principio dell’economia dei lavori, e ripartire da capo significherebbe perdere altro tempo. Sono certo che l’obiettivo comune di tutti gli attori istituzionali sia invece quello di non perdere ulteriore tempo».

Maria Elisabetta Casellati, presidente del Senato, rilancia dicendo che «il Senato farà la sua parte. Penso che dovremmo mettere immediatamente all’ordine del giorno questo tema sui vari disegni di legge che giacciono in Commissione e spero che il Parlamento che è il luogo del dibattito, della sintesi anche politica, tenga conto delle tante sensibilità che ci sono su questo tema come su tutti i temi di carattere etico».

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