CronacaIntrattenimento

FAI: grande attenzione e apprezzamento dell’Europa per il modello italiano

Numeri da record per le Giornate di Primavera. Tra le prossime iniziative, le Sere FAI d'estate

Un faro nel mondo culturale, storico, paesaggistico e ambientale italiano. Un modello cui l’Europa guarda con sempre maggior attenzione. È il FAI, Fondo Ambiente Italiano. Fondazione privata no profit, il FAI opera per la pubblica utilità con una specifica missione: curare luoghi speciali per le generazioni presenti e future. Grandissimo il successo di una tra le ultime iniziative, le Giornate FAI di primavera, svoltesi il 23 e 24 marzo scorsi. Abbiamo chiesto a Daniela Bruno, responsabile dell’ufficio valorizzazione del FAI, di raccontarci nel dettaglio questo grande successo, illustrandoci poi l’importanza dell’impegno del FAI su tutto il nostro territorio.
Le Giornate FAI di primavera di quest’anno rappresentano un evento da record per il FAI. In che senso?
“Effettivamente, l’edizione del 2019 (la 27esima) ha riscosso un successo mai visto per questo che è un appuntamento fisso per noi e per chi ci segue. Quest’anno i visitatori sono stati ben 770mila, per un totale di 1100 luoghi aperti in tutte le regioni in 430 località. Numeri straordinari, che non ci saremmo mai aspettati, e che danno idea della voglia sempre maggiore da parte degli italiani di godersi del proprio patrimonio e di approfittare di occasioni di festa come queste per dare il loro contributo. Tant’è vero che in molti, durante queste Giornate, si sono iscritti al Fai”.
I volontari costituiscono il fiore all’occhiello del FAI. Quanti sono?
“Attualmente ne contiamo circa 7500. Si tratta di persone che, durante tutto l’anno, devolgono in modo volontario il proprio impegno per il FAI. In questo caso, per le giornate di primavera, un ruolo assai rilevante hanno avuto gli “apprendisti ciceroni”, ossia studenti che durante l’anno aderiscono al progetto di formazione del Fai, studiando con i loro professori i beni culturali del territorio, e che in questi due giorni hanno accompagnato il pubblico all’interno dei beni. Un progetto scolastico che radica e approfondisce, così, la conoscenza del patrimonio locale”.
L’edizione 2019 di queste Giornate ha dedicato grande attenzione all’aspetto interculturale. Cioè?
“Quest’anno le Giornate FAI di primavera erano dedicate a un progetto intitolato “FAI, un ponte tra culture”. Noi pensiamo che la cultura italiana debba moltissimo alle influenze delle culture e delle nazionalità dei popoli stranieri che sono transitati nel corso della sua storia millenaria sul nostro territorio. Abbiamo quindi trovato in tutti i luoghi che aprivamo al pubblico dei simboli, piccoli dettagli, influenze che arrivano dall’estero e li abbiamo fatti raccontare dai volontari di nazionalità straniera. Ci siamo ritrovati tutti uniti, quindi, all’insegna della storia, della cultura, dell’arte”.
Quanti beni tutela, oggi, il FAI sul territorio italiano?
“Attualmente tuteliamo e valorizziamo 60 meravigliosi beni, collocati in ogni angolo del Paese: di questi, 35 sono regolarmente aperti al pubblico. Attraverso la sua attività di tutela, valorizzazione e gestione dei beni culturali, il FAI allo stesso tempo promuove l’educazione, l’amore, la conoscenza del paesaggio e del patrimonio italiano nello spirito dell’articolo 9 della costituzione. È quindi una realtà privata che opera a fianco dello Stato per offrire il suo contributo”.
Sui beni del FAI sventola la bandiera europea accanto a quella italiana: per quale motivo?
“Vogliamo in questo modo far sentire gli italiani sempre più europei, perché siamo tutti europei. Il nostro è un impegno verso l’educazione alla cittadinanza, l’educazione civica di un tempo. Si parte da piccoli gesti concreti. La bandiera italiana, a fianco di quella europea, è un simbolo che fa riflettere sulla nostra natura italiana, ma soprattutto europea”.
Quali sono i riscontri che avete da parte dell’Europa nei confronti della vostra attività?
“Ottimi. Quello del FAI è un modello più europeo che italiano. In Italia non ci sono molti Fai: c’è lavoro immenso da fare per tutelare e valorizzare il nostro patrimonio. Ci augureremmo che tanti, da noi, facessero il nostro lavoro. Effettivamente, il nostro è un modello più comune in Europa che in Italia. Nella nostra missione è scritto che ci ispiriamo al National Trust inglese, un faro per noi: una specie di FAI inglese, nato prima del nostro, che ha molto da insegnarci. Ma anche in Francia, in Spagna, esistono tanti Fai. La tutela e la valorizzazione del patrimonio è una caratteristica europea che vorremmo attecchisse in Italia ancora di più. Quindi, da parte dell’esterno c’è molta attenzione nei nostri confronti”.
Le nuove generazioni: un terreno fertile per costruire una nuova sensibilità nei confronti del nostro patrimonio artistico, culturale e paesaggistico?
“Certo. Il FAI ha grande attenzione per le nuove generazioni, a partire dai progetti di formazione scolastica fino alle attività che svolgiamo grazie ai giovani e ai volontari giovani. Quella è la chiave di volta, un punto focale della nostra attività presente e soprattutto futura. Le attestazioni e i riscontri sono assolutamente positivi. I gruppi FAI giovani sono 91 in tutta Italia: ci sono grande interesse, partecipazione, spirito di iniziativa. È come se si trovasse nella cultura una grande chiave di soddisfazione sia personale che sociale, con ricadute di benessere enorme, di cui non ci rendiamo conto. È un campo estremamente fertile. Tutti dovrebbero investire nei giovani e nella cultura”.
Su quali nuovi progetti puntate?
Nei giorni scorsi è stata inaugurata una mostra a Villa Necchi Campiglio, a Milano, dedicata all’artista pittore Filippo de Pisis. Una piccola ma originale e preziosissima mostra di suoi quadri che facevano parte di una collezione privata la quale, per la prima volta, viene ricostruita come un originale dentro una stanza. Un piccolo progetto d’arte che ricorda come il FAI approfondisca e valorizzi i propri luoghi e le proprie collezioni con nuovi progetti culturali. Un altro progetto è previsto a Matera: a metà maggio inaugureremo un nuovo ambiente più una proprietà del Fai, Casa Noha, luogo in cui si racconta la storia di Matera attraverso una proiezione, che funge da “porta”, da introduzione alla città, che sarà così più apprezzata, con maggior consapevolezza, quando la si visiterà. Faremo una nuova parte della proposta di visita dedicata a itinerari alla scoperta della città di Matera, che quest’anno è capitale della cultura e che dunque, quest’anno, meritava attenzione da parte del FAI”.
C’è grande attesa anche per le Sere FAI d’estate. Di cosa si tratta?
“A giugno i beni del FAI saranno in festa. Le “Sere Fai d’estate” rappresentano un’occasione per visitare questi luoghi di sera, sotto un’altra luce, in maniera diversa, partecipando ad eventi divertenti tra aperitivi, cene, piccoli concerti, momenti di musica, danza, teatro. Beni culturali che possiedono un grande capitale, dunque, dal punto di vista culturale e didattico, ma che si aprono anche per essere vissuti perché sono casa di tutti: casa del Fai, ma anche casa di tutti gli italiani”.
Il FAI da sempre riserva profonda attenzione nei confronti dell’ambiente. In che modo si esplica tale attenzione?
“FAI sta proprio per Fondo per l’Ambiente Italiano. Il FAI nasce nel 1975, quando la questione ambientale o ambientalista era preponderante. Ha quindi operato molto per la cultura ambientale nel senso della natura. E lo fa tuttora. Oggi, però, il concetto di ambiente è più quello di paesaggio, che contiene sia natura che cultura, sia la biodiversità naturale che quella culturale. Il FAI opera su quel paesaggio che è la sintesi dell’uomo che si adatta alla natura e della natura che deve essere tutelata, rispettata e valorizzata dall’uomo. Dal punto di vista della natura e dell’ambiente il FAI opera in modo concreto nei suoi beni: i nostri luoghi sono a bassissima quantità di pesticidi, cerchiamo di risparmiare sull’energia (attraverso l’utilizzo di energie rinnovabili), stiamo attenti alla raccolta differenziata, al risparmio idrico, abbiamo lanciato una campagna per il risparmio, il recupero e il riutilizzo dell’acqua. Siamo molto attivi sulle grandi questioni ambientali che coinvolgono l’Italia e sulle quali tutti devono dare il proprio contributo. Quest’attenzione è molto apprezzata dal pubblico. Ecco perché invitiamo tutti ad avvicinarsi alle nostre attività, visitando il nostro sito www.fai.it e iscrivendosi alla nostra Fondazione: sarà questo un piccolo contributo che ciascuno darà all’Italia, alla sua storia, arte, cultura, ma anche al suo paesaggio e all’ambiente”.

Tags

Articoli correlati