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Bacino del Mediterraneo in pericolo: il rischio di inaridimento è reale e incombente

I cambiamenti climatici all'origine di questa situazione. Lo rivela lo studio recente effettuato sul Lago Ocrida, il più antico d'Europa

Il destino di tutta la regione mediterranea sembra segnato. Ci stiamo avviando verso un inesorabile inaridimento. Se non si interviene in maniera massiccia a favore dell’ambiente, contrastando così i cambiamenti climatici, la strada sembra ormai segnata. E la posta in gioco è davvero alta: si parla della qualità di vita di oltre 450 milioni di persone. La spiegazione di questo progressivo inaridimento di tutto il bacino mediterraneo affonda le sue radici nel passato, e riguarda proprio il clima globale. I dati eclatanti sono emersi da uno studio internazionale, pubblicato proprio nei giorni scorsi sulla rivista Nature, realizzato da un team composto per buona parte dalla “squadra” tutta femminile del Dipartimento di Biologia Ambientale della Sapienza di Roma. Il team SCOPSCO, diretto da Bernd Wagner dell’Università di Colonia (Germania), è coordinato per l’Italia da Giovanni Zanchetta dell’Università di Pisa e vede Laura Sadori del Dipartimento di Biologia ambientale come coordinatrice del gruppo di palinologia. La ricerca si è focalizzata sullo studio paleoambientale del Lago Ocrida (Ohrid in inglese), il più antico d’Europa (1,36 milioni di anni l’età, recentemente stimata), situato al confine tra Albania e Macedonia del Nord. Si tratta di un bacino idrico famoso per la sua eccezionale biodiversità: al suo interno, infatti, ospita oltre 300 specie animali e vegetali endemiche.

Obiettivo della ricerca del team SCOPSCO è stato studiare il clima della regione mediterranea afflitta da un progressivo inaridimento. Tale situazione, come è emerso dalla ricerca, è molto probabilmente direttamente riconducibile all’andamento delle precipitazioni dalle quali, a loro volta, dipende la disponibilità di acqua. Tra i risultati più eclatanti dello studio, vi è la connessione tra cambiamenti climatici e inaridimento. La ricerca, studiando le epoche più antiche del nostro Continente, ha evidenziato come i cambiamenti ambientali nel passato sono avvenuti quali conseguenza dell’alternanza tra periodi glaciali e periodi interglaciali. Le analisi geochimiche e polliniche hanno consentito di evidenziare come, durante i periodi caldi e a maggior contenuto di anidride carbonica nell’atmosfera, vi sia stato un aumento del contrasto stagionale con maggior aridità nel periodo estivo e maggior violenza e abbondanza di precipitazioni durante l’autunno. La ricerca del team SCOPSCO ha poi determinato importanti connessioni tra il sistema monsonico africano e il clima del Mediterraneo, evidenziando in tal modo la stretta correlazione che lega il clima regionale a quello globale. In ultima analisi, l’aumento della ciclo genesi (ossia l’intensificarsi dei cicloni) nella regione occidentale del Mediterraneo sarebbe direttamente riconducibile al riscaldamento anomalo della superficie del mare durante l’estate. Grande attenzione puntata anche sul polline fossile, recuperato nell’area dello stesso Lago Ocrida.

Per quanto riguarda il futuro del Bacino del Mediterraneo, la risposta derivante dallo studio in esame non lascia margine a grossi dubbi. Effetti simili a quanto avvenuto in passato potrebbero infatti derivare dal recente riscaldamento climatico di origine antropica, e in questo contesto, le ricerche sul Lago di Ocrida potranno essere utili per risolvere alcune delle incertezze presenti nel rapporto della commissione intergovernativa sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC) e migliorare le proiezioni previsionali future.

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