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Com’è cambiata la vita degli universitari durante la pandemia? Alcuni dati

ll 23 febbraio del 2020, come è noto,  sono state adottate le prime misure per il contenimento del Covid-19 e con il D.P.C.M. del 5 marzo sono state sospese tutte le attività scolastiche in presenza, università incluse.
Nel pieno di questa emergenza sanitaria anche gli universitari quindi si sono ritrovati a vivere problemi molto simili a quelli vissuti dagli studenti delle scuole di grado inferiore.
Le misure restrittive per il contenimento della pandemia hanno costretto scuole e università ad immergersi nel nuovo mondo della didattica a distanza.
La tecnologia ha reso possibile una continuità didattica a milioni di studenti, dall’altra parte però è riuscita a trasferire su una piattaforma online un intero mondo che fino a quel giorno era fatto di relazioni e rapporti umani.
Soprattutto per i più giovani allarmanti sono i dati che riguardano la dispersione scolastica, provocata proprio dalla didattica a distanza.
Le procure minorili hanno ricevuto moltissime segnalazioni riguardo ad abbandoni e interruzione della frequenza scolastica.
Save the children in collaborazione con l’istituto di sondaggi Ipsos ha monitorato questi dati in cui emerge che “il 28% degli adolescenti dichiara che dall’inizio della pandemia almeno un compagno di classe ha smesso di frequentare la scuola”.

Rispetto all’università invece non c’è stato alcun calo delle immatricolazioni. I dati forniti dal Corriere della Sera infatti confermano che la pandemia non ha affatto influenzato negativamente il numero delle iscrizioni. Il decreto rilancio ha inoltre indennizzato 1,4 miliardi di euro di cui quasi 300 milioni per il diritto allo studio.
Durante la pandemia ogni ateneo si è organizzato in maniera differente e autonoma in base alla disponibilità di risorse per implementare un modello didattico a distanza o , in caso di didattica in presenza, per rendere sicuri gli spazi.
Per gli studenti universitari ovviamente non è stato facile archiviare il ricordo delle ore passate in biblioteca prima di un esame e delle ore di lezioni dove si relazionavano in maniera diretta ai professori e agli altri studenti.
L’Università infatti è sempre stata un luogo di contaminazione e scambio, è assurdo credere che ora sia tutto contenuto nel display di un tablet o di un computer.
Questa situazione ha inoltre reso impossibile svolgere laboratori, uscite didattiche e tirocini.
Per molti la didattica digitale resta un’innovazione da preservare anche per il futuro, una volta finita la pandemia.
La formazione online, come anche quella tradizionale, ha sia degli aspetti vantaggiosi che pregiudizievoli: sarebbe ideale trovare un compromesso tra le due modalità di istruzione immaginando magari una formula mista online e in presenza.

A cura di Martina Hamdy

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