Italia

Anno giudiziario: gli interventi nel corso della cerimonia

Al centro degli interventi il caso Regeni e la questione migranti, ma anche la gestione dei rifiuti e la lotta alla mafia

Oggi è stato inaugurato l’anno giudiziario e al centro degli interventi ci sono stati soprattutto il caso di Giulio Regeni e la questione dei migranti.
Nel suo intervento, il procuratore generale di Roma Giovanni Salvi ha detto che “La Procura di Roma ha profuso molti sforzi nel tentativo di assicurare alla giustizia i torturatori e assassini di Giulio Regeni. Essi hanno sin qui ottenuto, quanto meno, che non si accettassero verità di comodo”.

Il procuratore generale del Piemonte Francesco Saluzzo ha parlato della delicata questione migranti: la politica di contrasto all’immigrazione clandestina e di controllo del territorio è “dovuta e sacrosanta”, ha sottolineato, ma “”al tempo stesso totalmente disinteressata al profilo umanitario”. E ha aggiunto: “Potrei dire che la pietà, declinata nel suo senso laico, è morta”.

Il procuratore di Milano Roberto Alfonso ha denunciato una scarsa attenzione da parte del Ministero della Giustizia. “Fuor di polemica, purtroppo non appare soddisfacente, né può definirsi adeguata, l’attenzione finora posta dal Ministero sulle criticità segnalate” dai capi degli uffici giudiziari milanesi. Oltre a ricordare la “grave situazione” per le carenze negli organici, Alfonso chiede al Ministero di trovare “soluzioni adeguate, idonee a reperire le risorse necessarie”. Il procuratore di Milano ha riportato all’attenzione la grave questione degli incendi negli impianti per la gestione dei rifiuti: nell’ultimo anno “numerosi sono stati gli incendi dolosi in danno di impianti formalmente autorizzati e di capannoni industriali dismessi, ma ‘stipati’ in modo clandestino di migliaia di tonnellate di rifiuti, in parte provenienti dalla Campania” e la “portata del fenomeno, che interessa tutte le regioni settentrionali, lascia ipotizzare la presenza di un’unica regia”.

Nel suo intervento, il procuratore generale presso la Corte di Appello di Napoli, Luigi Riello, ha ricordato l’importanza di un’antimafia che non sia solo di facciata. “La vera antimafia – ha detto – sta all’antimafia delle sole fiaccolata e dei proclami come l’agricoltura sta all’agriturismo: quest’ultimo costituisce la versione turistica, patinata e, in definitiva, fasulla dell’agricoltura”. Per sconfiggere i fenomeni delittuosi, a parere di Riello, è necessario comunque “che scatti quella rivoluzione culturale di cui tanto si parla. Non abbiamo bisogno di perbenismi di facciata, di anatemi roboanti, ma di profonda consapevolezza della gravità della situazione”.

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