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Scott Eastwood, rendo omaggio agli eroi di Kamdesh

ROMA, 09 FEB – Il 3 ottobre 2009 in Afghanistan 400 talebani sferrano un durissimo attacco al Cop (Combat Outpost) Keating, avamposto da combattimento degli americani vicino a Kamdesh nella provincia del Nuristan. Il fortino viene difeso strenuamente da 53 soldati statunitensi, ai quali per ore sono mancate forze d’appoggio. Uno scontro sanguinoso, che ha causato 8 morti e 27 feriti tra gli americani e oltre 150 morti tra i talebani. Eventi ripercorsi dal bestseller dal giornalista della Cnn Jake Tapper, nel libro The Outpost: An Untold Story of American Valor e portati sul grande schermo da Rod Lurie, con The Outpost, war movie interpretato da Scott Eastwood e Caleb Landry Jones nei ruoli dei sergenti scelti Clinton Romesha e Ty Michael Carter, che per il loro valore a Kamdesh hanno ricevuto da Obama le Medaglie d’onore. Nel cast del film, uscito in estate negli Usa e prossimamente in Italia con Eagle Pictures, fra gli altri anche Orlando Bloom, Jack Kesy, Milo Gibson e in dei cameo, alcuni soldati che hanno realmente combattuto nell’avamposto Keating. “Io ho fatto parte dell’esercito – racconta Rod Lurie nell’incontro online organizzato da The Wrap – e un filmmaker che ha servito nelle Forze Armate non direbbe mai no a un film come questo. E’ una storia troppo importante per i nostri soldati e veterani”. Scott Eastwood, 34 enne figlio di Clint, che ha già interpretato varie volte in carriera dei soldati ci ha pensato un po’ prima di accettare: “Rod mi ha convinto con la passione per questo progetto” spiega l’attore, che ha potuto però avere con il vero Clinton Romesha, solo una conversazione telefonica di due ore, perché l’ex soldato è legato, con il libro di memorie che ha scritto sulla battaglia (intitolato ‘Red Platoon’, ndr), a un altro progetto cinematografico in preparazione. “In quelle due ore di dialogo con lui ho potuto esplorare chi fosse quando è successo tutto e chi è ora, come questi fatti l’abbiano cambiato, che cosa ha dovuto affrontare – dice Eastwood -. Era fondamentale riflettere la sua verità. Quando si racconta un personaggio reale come lui non si può essere del tutto liberi. Vuoi rendere giustizia a una persona come lui e a quello che è successo”. (ANSA).
(ANSA)

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