Intrattenimento

Michieletto, teatro e opera escono rinvigoriti dalla pandemia

(di Luciano Fioramonti) ROMA, 03 FEB – “E’ stato un periodo molto travagliato, ma penso che ora possiamo guardare avanti con fiducia e non pensare più al Covid. Il teatro esce quasi rinvigorito dalla pandemia. Penso che soprattutto l’opera lirica, che è un rito collettivo in posti magnifici, riesca sempre ad attrarre l’attenzione del pubblico a patto che noi artisti riusciamo a creare spettacoli emozionanti e coinvolgenti”. In un’intervista all’ANSA Damiano Micheletto, regista di successo in Italia e all’estero di produzioni importanti, si dice ottimista sulle possibilità di ripresa degli spettacoli dopo lo stop lungo e difficilissimo provocato dall’emergenza sanitaria. Cosa ha significato lavorare durante la pandemia? “Nel periodo in cui abbiamo fatto Rigoletto c’ è stata un’adrenalina collettiva anche molto divertente. Poi quando ho affrontato tante altre produzioni ci sono stati molti limiti, dalle mascherine al distanziamento, allo streaming, alle opere senza il pubblico o lasciando il coro fuori scena”. Il regista veneziano, impegnato in questi giorni alla Fenice nell’ allestimento di una nuova opera di Giorgio Battistelli basata sulle Baruffe chioggiotte di Goldoni, firma la regia di Luisa Miller di Verdi in scena al Teatro dell’Opera di Roma dall’ 8 febbraio con il maestro Michele Mariotti sul podio. “Il dramma è l’ anello di congiunzione tra le opere giovanili del compositore – dice della ripresa dello spettacolo proposto a Zurigo nel 2010 – e la sua produzione più matura in cui analizza a fondo le psicologie dei personaggi e fa diventare quello il suo lato più moderno. Mi sono concentrato sulla vicenda di due padri e due figli, in una simmetria che viene rispecchiata dalla scenografia, da una parte la ricchezza e dall’ altra la povertà, due mondi diversi che si assomigliano perché i due padri rimarranno gli unici superstiti alla morte dei loro figli, nella quale entrambi hanno una responsabilità”. L’ ambientazione punta su una dimensione astratta che lavora sulla simmetria di due luoghi diversi, di Luisa e Rodolfo, e a fare da perno la figura di Wurm, incarnazione scespiriana di Jago. Nello spazio astratto e simbolico i costumi portano i personaggi in una condizione contemporanea”. (ANSA).
(ANSA)

Articoli correlati