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La scuola per ragazze AlRawabi, fra bullismo e vendetta

TEL AVIV, 30 AGO – Dalla sua uscita, lo scorso 12 agosto su Netflix, la miniserie ‘Le ragazze della scuola AlRawabi’ ha subito acceso il dibattito. Partendo da un fenomeno di bullismo in una immaginaria prestigiosa scuola di Amman (anche se non è mai identificabile come tale), il plot diretto dalla regista e attrice giordana Tima Shomali – anche coautrice dello script insieme alla sua conterranea Shirin Kamal – è in realtà una critica neanche tanto velata alle strutture patriarcali della società araba. “Sono molto contenta – ha detto Shomali al sito Albawaba – che la serie abbia creato un dialogo e per me questo è uno dei maggiori indicatori del successo. Se così non fosse stato non si sarebbe verificato questo effetto, mentre la nostra idea era che avesse un’influenza”. Seconda serie interamente giordana prodotta da ‘Filmizion Productions’ per conto di Netflix – in 32 lingue e 190 Paesi – la ‘Scuola di AlRawabi’ (che è un quartiere di Amman) gioca su tonalità leggere ma al tempo stesso molto serie. Il bullismo, ripetuto e spietato, subito da Mariam (Andria Tayeh) da parte di Layan (Noor Taher, una delle attrici veterane del cast) e delle sue accolite Rania (Joanna Arida) e Roqayya (Salsabiela A.), sfocia in una vendetta che si trasforma in tragedia, secondo i canoni di quel tipo di società. Mariam – nonostante le incertezze e le resistenze delle sue amiche che l’aiutano, soprattutto la outsider Noaf (Rakeen Saad) – diventa lo strumento, consapevole, di un effetto domino scatenato da un dolore e da una sofferenza profondi. Il contrasto tra questo stato d’animo e il rosa cipria, colore dominante del film (la scuola, le divise delle ragazze, le loro stanze, perfino i bagni dell’istituto), è forse il miglior risultato scenico di Shomali e della sua equipe. (ANSA).

(ANSA)

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