Intrattenimento

Jim Dine, la mia vita in mostra in 80 opere

ROMA, 10 FEB – “Abbiamo lavorato tre anni per mettere insieme questa ‘storia’. Racconta cosa significhi essere me per tutto questo tempo e credo dica molto su ciò che sono come artista e come uomo. Come americano che vive in Europa”. Ruvido, come solo i grandi possono, Jim Dine, il gigante della Pop Art americana e del Neo-Dada, 85 primavere a giugno e una collezione infinita di happening, creazioni, mostre, omaggi, arriva a Roma con la grande personale a cura di Daniela Lancioni, ospite di Palazzo delle Esposizioni che gli dedica anche un calendario di eventi fino al 2/6. In mostra più di 80 opere, dal 1959 al 2018, provenienti da collezioni pubbliche e private, al di qua e al di là dell’oceano, più immagini dei suoi celebri happening, con ricordi dalla voce dello stesso Dine, e una selezione di video interviste, oltre alle sue sculture in alluminio, i celebri Cuori, la sala tutta dedicata ai Pinocchio (con due poemi composti appositamente), la Black Venus del 2001 e due autoritratti: la testa di Head del 1959 e il dittico Two Large Voices Against Everything del 2016. Cosa è cambiato tra l’uno e l’altro? “Nulla, sono sempre io. Sono solo cresciuto e migliorato, come uomo e come artista”, risponde Dine, che vive ormai da tempo a Parigi e che sta già lavorando a una nuova mostra per l’autunno nella capitale francese. “Vivo qui, in Europa – racconta – non perché costretto, ma perché è una fonte di ispirazione e perché mi sento a mio agio, cosa che non sono negli Stati Uniti. Non so il motivo – mette le mani avanti – Oggi sono più libero, posso fare quello che voglio. No, non perché sono un grande artista, ma perché sono anziano. Anche perché – sorride – io non lo so se sono davvero un grande artista. Sono invece assolutamente certo di avere 85 anni”. Dine tornerà a Palazzo delle Esposizioni, il 18/3, per il reading House of Words con Fabrizio Ottaviucci al pianoforte e Daniele Roccato al contrabasso. (ANSA).
(ANSA)

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