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Crip camp, la ‘rivoluzione’ per i diritti dei disabili

ROMA, 28 MAR – Un campeggio estivo per ragazzi con disabilità fisiche e mentali, Camp Jened (creato negli anni ’50 e chiuso nel 2009) sui monti Catskills nello Stato di New York, a inizio anni ’70, diventa il luogo di ‘fondazione’ di un gruppo unito, libero e motivato di giovanissimi, destinato a diventare una parte importante, nelle proteste collettive per i diritti dei disabili. Simbolo di questo percorso è Judith Heumann, sopravvissuta alla polio e attivista in prima linea, diventata un’icona internazionale per il suo impegno. Una storia affascinante raccontata da un altro ‘ragazzo’ di Camp Jened, Jim LeBrecht, regista con Nicole Newnham di Crip Camp – Disabilità rivoluzionarie, disponibile su Netflix, che dopo aver conquistato nel 2020 premio del pubblico per i documentari al Sundance è dato fra i favoriti per l’Oscar al miglior documentario. Fra i primi a credere in Crip Camp ci sono stati Barack e Michelle Obama: la loro società, la Higher Ground è coproduttrice del film e loro compaiono anche come coproduttori esecutivi. “Il presidente Obama ha visto tre diversi montaggi del documentario, ci ha dato i suoi feedback ed è stato molto generoso nel promuovere il film – spiega Nicole Newnham nell’incontro online con Jim LeBrecht organizzato dall’American Cinemateque -. Ha voluto dire tantissimo per noi”. Crip camp grazie all’uso dei filmati girati a inizio anni ’70 a Camp Jeden dal People’s Video Theater, ci fa scoprire da adolescenti i protagonisti della storia, che rivediamo nel presente, e la straordinaria esperienza condivisa nel campeggio. Un luogo dove erano arrivati gli echi del ’68 e i ragazzi, aiutati da giovani volontari, si ritrovavano a fare gruppo, tra nascita di amicizie andate avanti per una vita, e le prime esperienze di innamoramento e sesso. Giorni che univano momenti di divertimento e di confronto fra coetanei, sulle difficoltà comuni, come i pregiudizi che subivano o le continue preclusioni che gli imponeva la società. “L’esperienza del campo ci ha emancipati, abbiamo capito che lo status quo doveva cambiare” spiega nel film Judith Heumann. (ANSA).
(ANSA)

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