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Corrin, la mia principessa Diana, tra icona e mistero

ROMA, 12 OTT – Un sì, quello di Diana Spencer (Emma Corrin) al principe Carlo (Josh O’ Connor), che trasforma in un attimo la vita della ventenne di nobilissime origini, timida quanto empatica, in un costante spettacolo mediatico, dove ogni suo gesto e parola vengono messi sotto lo scrutinio della corte e del mondo intero. Un peso sempre più difficile da sopportare vivendo, da moglie e madre, un matrimonio, definito in una storica intervista tv, da Lady D, “un po’ affollato” per la presenza di Camilla Parker Bowles (Emerald Fennel). E’ una delle parti di racconto centrali in The Crown 4, il nuovo capitolo (ambientato tra il 1979 e l’inizio degli anni ’90) della pluripremiata serie creata da Peter Morgan, sul Regno di Elisabetta II, in arrivo su Netflix il 15 novembre. E’ il secondo e ultimo tratto della saga (nei prossimi due, che saranno gli ultimi, troveremo Imelda Staunton per la Regina, Jonathan Pryce per Filippo, Lesley Manville per Margaret ed Elizabeth Debicki per Diana) che ha come mattatori fra gli altri, il premio Oscar Olivia Colman per Elisabetta II, Tobias Menziel (Principe Filippo) , Helena Bonham Carter (Principessa Margaret), Erin Doherty (principessa Anne) e un altro debutto da non perdere, quello di Gillian Anderson nei panni di Margaret Thatcher. “Ritroviamo Elisabetta e Filippo che hanno risolto gran parte dei loro principali problemi e ora provano ad aiutare i figli adulti ad affrontare i loro – dice Olivia Colman in conferenza stampa -. Come genitori si mettono in discussione”. C’era grande attesa sul casting della principessa del Galles. La scelta è caduta sulla 24enne emergente Emma Corrin (già interprete della serie Pennyworth). “Io ho sempre visto Diana come un’icona ma per interpretarla mi sono concentrata sulla sua umanità, il suo mistero” spiega Emma Corrin. Per l’attrice, Diana “non era del tutto inconsapevole di ciò che l’aspettasse a Corte ma niente può prepararti a vivere in quella realtà”. Quando si trasferisce nel palazzo “è come se sentisse di perdere parte della propria identità”. (ANSA).
(ANSA)

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