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Bolle, su arte e cultura l’Italia investa di più

ROMA, 14 LUG – Troppi i corpi di ballo che in questi anni hanno chiuso i battenti, dal Maggio di Firenze alla Fenice di Venezia, da Bologna a Torino. E troppi giovani costretti a scegliere la strada dell’estero. L’Italia, dice Roberto Bolle, “è un grande Paese ed io sono orgoglioso di essere italiano. Ma su arte e cultura si investe troppo poco ed è davvero un peccato perché gli investimenti sulla cultura hanno un ritorno sul turismo ed in generale sull’economia”. L’occasione sono gli Stati Generali della Cultura organizzati dal Sole 24 Ore con l’Associazione imprese culturali e creative (Aicc), che per l’edizione 2021 affrontano il tema “Le nuove frontiere della cultura”. Bolle parla da Roma dove sta andando in scena con il Teatro dell’Opera dalle rovine del Circo Massimo. Il suo viso sprizza gioia da tutti i pori, “sono davvero felice di essere tornato in scena”, spiega, “non succedeva dall’ottobre dell’anno scorso, tanti mesi a cercare di tenermi in forma, di motivarmi, non è stato facile”. Alle spalle, sottolinea, c’è un “periodo che è stato in generale durissimo per tutto il settore”, per le tantissime persone che lavorano anche dietro le quinte, nella macchina dell’organizzazione e soprattutto nelle realtà più piccole, quelle che hanno sofferto di più. Un periodo, dice Bolle, “che è servito però anche a prendere consapevolezza dei vulnus, delle tante mancanze dal punto di vista previdenziale e assicurativo e a porvi rimedio”. Adesso, ragiona, “credo che si siano capiti i problemi e che si possa fare qualcosa per assicurare a tutti le necessarie tutele e per assicurare una equità sociale”. L’appello è a dare più spazio all’arte, a investire di più: “La cultura è il nostro punto di forza nel mondo ed è anche un investimento redditizio” ribadisce appassionato, prima di ricordare i tanti corpi di ballo che negli ultimi anni sono stati chiusi: “E’ un impoverimento per il nostro paese”. In Italia ne sono rimasti quattro, Milano, Roma, Napoli e Palermo, “gli ultimi due sotto organico” e questo significa, aggiunge, “che i giovani sono costretti ad andare all’estero”. (ANSA).

(ANSA)

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