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Violenze e torture in Libia, dalla Sea Watch la testimonianza di Doro

Un membro dell'equipaggio della Sea Watch 3 ha raccolto l'impressionante testimonianza di Doro, sopravvissuto a torture atroci

Doro, uno dei 47 migranti bloccati a bordo della Sea Watch 3, è sopravvissuto a violenze atroci in Libia e ha raccontato la sua storia a Brendan, un membro del rescue team della nave, che l’ha raccolta per far arrivare a tutti una testimonianza di quanto accade ai migranti che arrivano nel Paese nordafricano.

Doro ha raccontato di essere stato sottoposto a torture feroci e innumerevoli. Anche il suo corpo racconterà per sempre la sua storia, che resterà scritta indelebile sulla sua pelle.

Il volto sorridente di Doro racconta di quando gli hanno letteralmente spaccato la faccia colpendolo con un kalashnikov. In quel momento ha perso la vista da un occhio.

La sua guancia racconta di una video-chiamata con la sua mamma, durante la quale i carcerieri libici hanno appeso Doro per le mani e gli hanno tagliato la faccia, chiedendo alla madre soldi in cambio della sua libertà.

Il corpo di Doro racconta dei primi momenti delle torture, quando i suoi carcerieri gli hanno spento le sigarette sul petto, ma lui è stato forte e ha sopportato il dolore senza gridare.
“Allora hanno aumentato la loro cattiveria e lo hanno picchiato senza pietà. Gli hanno fatto patire la fame” racconta Brendan. “È stato pugnalato allo stomaco e picchiato ancora e ancora”.

In Libia hanno preso tutti i soldi che aveva Doro e hanno estorto denaro anche ai genitori, costringendoli a vendere la casa. Mentre era in prigione il suo migliore amico è morto proprio al suo fianco. Poi hanno venduto più volte Doro, che è stato usato come schiavo. “Lui è riuscito a scappare – racconta Brendan – e a cercare di raggiungere l’Europa. È stato catturato dalla cosiddetta Guardia Costiera Libica, respinto e nuovamente venduto come schiavo. Ci ha riprovato ma è stato riportato indietro ancora una volta”.

La vendita dei migranti come schiavi in Libia è stata documentata anche da un impressionante servizio realizzato dalla CNN, che ha mostrato al mondo delle vere e proprie aste di esseri umani.

L’ultima volta che Doro ha tentanto di fuggire dalla Libia attraverso il Mediterraneo ha sentito un’imbarcazione avvicinarsi e, pensando che fosse la Guardia Costiera libica, era subito pronto a gettarsi in mare pur di fuggire a quella sorte terribile.
Invece era la Sea Watch 3: quando Doro ha sentito una voce gridare “ora siete al sicuro” ha capito che non si trattava di libici.

Riguardo alla “cosiddetta Guardia Costiera libica”, come è stata definita da Brendan, resta tuttora aperto l’interrogativo sollevato dal giornalista de Il Post Luca Misculin. In un’inchiesta pubblicata quasi un anno e mezzo fa il giornalista ha evidenziato come la Guardia Costiera libica non sia in realtà un’organizzazione compatta, controllata e gestita da un unico e solido governo centrale, che in Libia di fatto non esiste.
È stato dimostrato che i componenti della guardia costiera libica utilizzano la violenza, e anche le armi, contro i migranti che vengono soccorsi in mare. In alcuni casi sono stati documentati maltrattamenti anche con video (come quello visibile a questo link, che non mostriamo per le sue immagini violente, in cui si vede un migrante picchiato ripetutamente con una grossa corda utilizzata come frusta).
In questa fotografia è possibile vedere come i migranti soccorsi su un gommone vengano tenuti “in ostaggio” sotto la minaccia di armi da fuoco puntate su di loro.

Anche un documento dell’ONU ha denunciato “gravi violazioni dei diritti umani” dei migranti da parte della Guardia costiera libica. In alcuni casi sembra che ci siano legami tra la Guardia Costiera e le milizie armate libiche. “Alcuni analisti ipotizzano persino che non esista un solo corpo di Guardia Costiera, ma due, tre, oppure tante quante sono le milizie che controllano le città costiere”, emerge dall’inchiesta di Misculin.

Redatto da Valeria Capettini

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