Esteri

Russiagate, Conte: «nostra intelligence è estranea, ora Salvini spieghi su Savoini»

«Credo che sia legittima una richiesta di chiarimento di Salvini»

Nell’ambito delle indagini sul Russiagate, Giuseppe Conte ha risposto ieri davanti al Copasir alle domande sull’inchiesta sul ruolo svolto dagli 007 italiani su presunti dossier per le presidenziali americane del 2016. Tutto è partito da indiscrezioni dei media americani di tre settimane fa che rivelarono i viaggi a Roma dell’attorney general William Barr e i suoi colloqui con i vertici dell’intelligence italiana.

Conte ribadisce l’estraneità dei nostri servizi segreti e ribadisce di «aver agito sempre nel rispetto della legge». «Io sono stato quasi costretto a riferire su questa vicenda. Come avevo detto dopo aver riferito al Copasir e ho spiegato agli italiani». «Se tornassi indietro non farei e non potrei fare diversamente – prosegue -, perché questa indagine preliminare che conduce un nostro alleato e che Barr, responsabile del controspionaggio e dell’Fbi, sta portando avanti, in cui c’è una tipica attività di intelligence. Se ci fossimo rifiutati di sederci a un tavolo io dico che allora avremmo recato sì un danno alla nostra intelligence, oltre a produrre una grave slealtà nei confronti di un alleato storico».

«Non ho mai interloquito con Barr (il procuratore generale degli Stati Uniti), né per telefono né per iscritto». Con gli interlocutori americani «confermo che ci sono stati due incontri. E’ stato chiarito che, alla luce delle verifiche fatte, la nostra intelligence è estranea in questa vicenda. Abbiamo rassicurato – spiega il premier – gli Usa su questa estraneità».

Conte, infine, chiama in causa Matteo Salvini durante la conferenza stampa: «rimango sorpreso quando Salvini si ritrova a pontificare quotidianamente sulla questione Barr, mi ha sollecitato a chiarirla. Credo che sia legittima la sua richiesta di chiarimento, eccomi qui. Io la verità l’ho riferita in sede istituzionale, mi sorprende come Salvini, che ha una grande responsabilità perché era ministro dell’Interno e si è candidato a guidare il Paese, non avverta la responsabilità di chiarire questa vicenda», afferma.
«Sono stato in forte imbarazzo, sono stato in Senato a chiarire al suo posto senza avere da lui informazioni che io avevo chiesto per iscritto. Non mi ha risposto. Qui non c’è sensibilità istituzionali, forse dovrebbe chiarire cosa ci faceva con Savoini da ministro dell’Interno con le massime autorità russe. Lo chiarisca innanzitutto agli elettori leghisti», attacca Conte che aggiunge: «La puntata di Report non l’ho vista, ho orecchiato e letto qualcosa, mi par di capire che sono venuti fuori ulteriori elementi, ma non e’ mia abitudine attaccare gli avversari politici».

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