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Marcinelle, la tragedia che brucia ancora a 63 anni di distanza

Mattarella: «La tutela e i diritti dei lavoratori sono principi di civiltà irrinunciabili»

Marcinelle, Belgio: è l’8 agosto 1956 quando nella miniera di carbone Bois du Cazier si scatena l’inferno. Scoppia un incendio, devastante: la causa, un carrello che si è bloccato nel montacarichi del pozzo, provocando la rottura di un condotto di olio sotto pressione e di alcuni cavi elettrici.
Le fiamme divampano nel condotto principale dell’aria e riempiono di fumo tutto l’impianto. La miniera è priva di uscite di sicurezza ed i soccorsi non si dimostrano all’altezza: la prima squadra riuscirà a entrare nel pozzo solo dopo 15 giorni, il 23 agosto. All’interno della miniera ci sono 275 persone: intrappolate dal fuoco e soffocate dal fumo, ne muoiono 262. Tra loro, 136 sono immigrati italiani.

Nel dopoguerra furono 140.000 i minatori italiani arrivati in Belgio: in cambio di 200 chili di carbone al giorno per ogni emigrato, l’Italia inviava mille persone a settimana.

In occasione del 64esimo anniversario del disastro di Marcinelle, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha posto l’attenzione sul tema della sicurezza sul lavoro. «La tutela di tutti i lavoratori e la incessante promozione dei loro diritti – ha detto il Capo dello Stato – costituiscono principi di civiltà irrinunciabili per ogni Paese e sono un obiettivo fondamentale nel processo di consolidamento della comune casa europea e dell’intera comunità internazionale».

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