Esteri

Israele, catturati gli ultimi due detenuti palestinesi evasi

GERUSALEMME, 19 SET – L’esercito israeliano (Idf) ha annunciato stamattina l’arresto degli ultimi due dei sei palestinesi evasi quasi due settimane da una prigione nel nord di Israele. L’operazione è avvenuta a Jenin, il settore settentrionale della Cisgiordania occupata da cui provenivano i sei prigionieri. Il 6 settembre sei prigionieri palestinesi imprigionati per violenze anti-israeliane sono fuggiti dal carcere di massima sicurezza di Gilboa, attraverso un tunnel scavato sotto un lavandino e che conduceva a un buco nel terreno fuori dal penitenziario. I sei fuggitivi, subito qualificati come “eroi” dalla parte palestinese, erano diventati gli uomini più ricercati in Israele, che aveva schierato rinforzi militari e droni per cercare di trovarli. Il fine settimana successivo a questa fuga le forze israeliane hanno arrestato quattro dei latitanti nella zona di Nazareth, città araba nel nord di Israele. Le autorità avevano in particolare arrestato e poi iniziato a interrogare Mahmoud Ardah, membro della Jihad islamica incarcerato dal 1996 e considerato la mente dell’operazione, e Zakaria al-Zoubeidi, ex capo del braccio armato del partito Fatah per il campo palestinese di Jenin, baluardo della ribellione armata. Oggi i militari hanno annunciato l’arresto a Jenin degli ultimi due latitanti, Ayham Kamamji, 35 anni, e Munadel Infeiat, 26, entrambi membri della Jihad islamica, un movimento armato islamista palestinese, durante un’operazione congiunta con speciali unità antiterrorismo. I due uomini “sono attualmente interrogati”, hanno sottolineato in un breve messaggio alla stampa, senza fornire per il momento maggiori dettagli su questa operazione speciale nella roccaforte dei sei ormai ex fuggitivi. Originario di Kafr Dan, vicino a Jenin, Kamamji è stato arrestato nel 2006 e condannato all’ergastolo per il rapimento e l’omicidio di Eliahou Asheri, un giovane colono israeliano. Infeiat era stato arrestato nel 2020 ed era in attesa di condanna dopo essere stato incarcerato in diverse occasioni in passato per le sue attività all’interno della Jihad islamica. (ANSA).
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