EsteriPrimo Piano

Hong Kong ritira la legge sulle estradizioni in Cina

La decisione del governo dopo 5 mesi di proteste. La Cina, nel frattempo, vuole sostituire la governatrice Carrie Lam

Dopo 5 mesi di proteste, il governo di Hong Kong ha ritirato oggi in via formale la contestata e controversa proposta di legge sulle estradizioni in Cina. La legge ha innescato le proteste partite a giugno e trasformatesi poi in manifestazioni anti-governative e pro-democrazia per la richiesta di riforme, tra cui il suffragio universale, ma di natura sempre più violenta. Anticipato lo scorso mese, il ritiro, a 6 mesi dalla prima lettura da parte del parlamento e a 8 mesi dall’annuncio del progetto, è avvenuto a pochi giorni dalla ripresa dei lavori dell’assemblea.

Nel frattempo la Cina sta mettendo a punto un piano per sostituire a marzo 2020 la governatrice Carrie Lam con una nomina ad interim: lo riporta il Financial Times. La Lam, divenuta ormai un bersaglio delle manifestazioni, ha ricevuto il sostegno di Pechino che ha supportato anche l’azione della polizia, definendo i dimostranti “rivoltosi”.

Il piano, secondo fonti anonime sentite dal quotidiano della City, dipenderebbe dalla situazione nella città e dal ritorno alla calma, in modo da evitare che il cambio possa apparire come una resa alle violenze. La Lam, che ha rifiutato concessioni di fronte alle proteste (tra la piattaforma delle 5 richieste ci sono le sue dimissioni e il suffragio universale), ha fatto ricorso alla legislazione d’emergenza usando la legge coloniale del 1922 per vietare le maschere nelle manifestazioni, alimentando un’altra ondata di devastazioni.

Tags

Articoli correlati