Cronaca

Pena di morte, in Sud Sudan è stato condannato un ragazzino di 15 anni

L'appello di Amnesty International

Era uno studente della scuola secondaria in Sud Sudan quando, a soli 15 anni, è stato condannato alla pena di morte, accusato di un omicidio che lui sostiene essere stato un incidente. È Amnesty International a raccontare la storia terribile di Philip (è uno pseudonimo), che oggi ha 17 anni ed è nel carcere centrale di Juba in attesa di essere impiccato.

Philip è stato condannato nel novembre 2017, dopo un processo durante il quale non ha avuto alcuna rappresentanza legale. «Alla fine ha ottenuto l’accesso a un avvocato – spiega Amnesty International -, che ha presentato ricorso contro la decisione della corte solo dopo la condanna».
«La legge internazionale sui diritti umani e la Costituzione transitoria del Sud Sudan del 2011 vietano di condannare a morte persone minorenni al momento del reato. L’articolo 37 (a) della Convenzione sui diritti dell’infanzia, di cui il Sud Sudan è parte, stabilisce che “né la pena capitale né l’ergastolo senza possibilità di rilascio può essere imposto per reati commessi da persone di età inferiore ai diciotto anni», sottolinea Amnesty International, che ha lanciato un appello perché la condanna venga annullata.
L’associazione spiega che il 2018 è stato «l’anno record per numero di esecuzioni in Sud Sudan, sette tra cui anche un minore, da quando il Paese nel 2011 ha ottenuto l’indipendenza».

«L’esecuzione di almeno una persona minorenne al momento del reato costituisce una chiara violazione degli obblighi del Sudan del Sud ai sensi delle leggi nazionali e delle leggi e standard internazionali sui diritti umani, così come la presenza di almeno un minore tra i condannati a morte. L’uso della pena di morte nei confronti dei minorenni è severamente proibito dalla Costituzione transitoria del Sudan del Sud del 2011 e dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia, di cui è stato parte», specifica Amnesty International.

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