Cronaca

Ocean Viking, la testimonianza di un ragazzo: «ho paura di tornare in Libia»

Ha lasciato il Sudan due anni fa, ma in Libia è andato incontro a torture atroci e sfruttamento

La nave Ocean Viking, gestita de Medici Senza Frontiere e da SOS Mediterranée, è in mare da due settimane: a bordo ci sono 356 persone salvate nel Mediterraneo, che da troppi giorni sono in attesa di un porto sicuro.

Tra loro c’è il giovane Moussa, che ha solo 18 anni: la sua storia è stata raccolta da Avra Fialas, responsabile della comunicazione di SOS Mediterranée, che si trova a bordo della Ocean Viking.

ocean Viking. Moussa
Foto: Avra Fialas, SOS MEDITERRANEE

Moussa aveva solo 16 anni quando lasciò il Sudan e arrivò in Libia, racconta Fialas. Fu immediatamente catturato e finì nel famigerato centro di detenzione di Beni Walid. «Sono rimasto lì per sei mesi. Sono stato torturato con scariche elettriche e ripetutamente picchiato», ha detto il ragazzo. «Sono stato finalmente rilasciato quando sono riuscito a trovare abbastanza soldi». A quel punto ha deciso di andare a Tripoli per cercare un lavoro: lo ha trovato presso una famiglia libica che lo impiegava nelle sue proprietà, ma non lo hanno mai pagato. Dopo essere stato sfruttato per mesi come schiavo è riuscito a fuggire: «è stato allora che ho deciso di lasciare la Libia».

Nel novembre 2018 il primo tentativo di attraversare il Mediterraneo: «Abbiamo alloggiato in una zattera per 32 ore. Non avevamo cibo né acqua».  Poi «una grande nave ci ha salvato», ricorda Moussa: «ci hanno detto che ci avrebbero portato in Sicilia. Ma ci hanno portato nel porto di Misurata, in Libia». Un ricordo che brucia ancora, soprattutto in questi giorni: come osserva Fialas, la lunghissima attesa per l’indicazione di un porto sicuro sta suscitando timori in tutte le persone tratte in salvo a bordo della Ocean Viking.

La nave che riportò Moussa e i suoi compagni di sventura in Libia rimase ferma nel porto di Misurata per quasi due settimane, con persone che si rifiutavano di sbarcare: «avremmo preferito morire piuttosto che tornare in Libia», ha spiegato il ragazzo. «Ero terrorizzato all’idea di lasciare la nave, sapendo cosa mi avrebbe aspettato in Libia. Ma un giorno, le forze governative libiche salirono a bordo e ci portarono via con la forza».

Lui e gli altri sopravvissuti furono messi in detenzione, dove il cibo era insufficiente, l’acqua era solo acqua salata e i pestaggi andavano avanti quotidianamente, spiega Fialas. « Le guardie permettevano anche ad alcune persone di venire dall’esterno: sceglievano alcuni di noi per andare a lavorare tutto il giorno prima di riportarci di notte», ha aggiunto Moussa. Solo dopo 7 mesi di detenzione, torture e sfruttamento Moussa è riuscito a scappare di nuovo. Dopo due mesi il ragazzo è riuscito a raccogliere i soldi necessari a tentare una nuova fuga attraverso il Mediterraneo: si è imbarcato su un gommone e dopo sedici ore in mare è stato salvato dalla Ocean Viking. «Adesso ho paura. So cosa ci è successo con la nave Nivin (la nave che nel 2018 lo ha portato a Misurata, ndr). Torneremo di nuovo in Libia», ha detto Moussa a Fialas con un’espressione inorridita.

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