Cronaca

Morti in coda sull’Everest, il Nepal risponde alle polemiche e pubblica foto “reali” della vetta

Vetta troppo affollata: dall'inizio della stagione sono morte 11 persone. Autorità nepalesi: "traffico anomalo attribuito ad una serie di coincidenze"

Le autorità nepalesi, finite nell’occhio del ciclone dopo la foto-denuncia della lunga coda di scalatori sulla vetta dell’Everestcircolata sui social e sulle testate di tutto il Mondo, hanno risposto alle polemiche promettendo maggiori controlli. Dall’apertura della stagione, dal 15 maggio, sono già morte 11 persone sull’Everest. La causa principale delle morti sembra essere scatenata dalla lunga attesa che gli scalatori devono fare per arrivare alla vetta: a più di 8.000 metri di altezza ogni respiro contiene un terzo dell’ossigeno. Per questo ogni minuto perso ad aspettare in coda è un minuto di ossigeno perso per la discesa.

Le autorità del Nepal hanno risposto con un comunicato in cui si dicono “profondamente dispiaciuti” per la morte degli scalatori. “L’Everest è una delle più importanti meraviglie naturali e scalarlo è uno dei desideri più grandi per gli alpinisti di tutto il Mondo. Allo stesso tempo, però, spesso questo ambiente non perdona, trasformando il sogno di una vita in un incubo”. Così scrivono in una nota per rispondere alle polemiche.

Il Dipartimento del Turismo e il governo nepalese, autorità responsabili dei permessi rilasciati ai turisti, hanno rilasciato “116 permessi per la stagione primaverile 2019”.

Su facebook l’ufficio del Turismo nepalese ha pubblicato le foto “reali” della vetta dell’Everest scattate da Karma Tenzing Nyangmi. “Qui sotto le immagini REALI della scalata del 15 maggio. Niente coda, ho passato 1 ORA in vetta”.

#Everest unfairly trashed via the viral image of “traffic jam” on May 22 2019. Below are REAL photos of my climb to…

Pubblicato da Nepal Tourism Board su Martedì 28 maggio 2019

Morti in coda sull’Everest: traffico anomalo attribuito ad una serie di coincidenze innescate da condizioni meteo avverse

“La condizione meteo ha un ruolo critico per il successo di una missione sulla vetta dell’Everest. Tra il 16 e il 24 maggio, una spedizione è partita sulla base di previsioni meteo favorevoli. Una volta giunta al Camp 4, la spedizione ha trovato venti troppo intensi per proseguire. Per questo, in quel breve lasso di tempo, si è creato un ingorgo nelle vicinanze della vetta dell’Everest.”

Le autorità, infine, “riconoscono di dover lavorare a contatto con le compagnie e le squadre delle spedizioni per controllare la sicurezza del flusso degli scalatori”, pur tenendoci a ricordare a tutti i rischi che comporta lo scalare una vetta di oltre 8.000 metri. “Un allenamento intenso, precauzioni e l’attenzione ad ogni minimo dettaglio sono estremamente importanti per scalare le vette dell’Himalaya”.

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