Economia

Via libera finale al piano per la transizione ecologica

di Chiara Munfò ROMA, 10 MAR – E’ pronto il piano per la transizione ecologica. Il Comitato interministeriale Cite ha approvato martedì il testo definitivo a palazzo Chigi. Il piano prevede il rafforzamento delle iniziative di contrasto agli incendi, della protezione della biodiversità e del contrasto al consumo di suolo, la promozione dell’educazione ambientale, la valorizzazione del ruolo delle comunità energetiche e l’importanza del trasporto su rotaia. Queste anticipazioni arrivano dalla sottosegretaria al Mite Vannia Gava durante le interrogazioni a risposta immediata della Commissione Ambiente della Camera dove ha indicato che il piano “è il frutto di un lungo e collegiale processo tra i vari dicasteri”. Questo lavoro di gruppo è destinato a continuare. Almeno ogni anno sarà trasmessa una relazione sullo stato di attuazione e saranno realizzati aggiornamenti quando necessario, ha detto il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, durante la riunione. Gruppi interdisciplinari lavoreranno ai dettagli su azioni, misure, fonti di finanziamento e cronoprogrammi: sei sono gruppi tematici e due sono trasversali. Il Mite è entrato poi nel dettaglio dei sussidi ambientalmente dannosi (SAD) e ha indicato che ne sono stati eliminati cinque per un totale di 105 milioni di euro. Novità sono in arrivo anche sul fronte del deposito nazionale per i rifiuti radioattivi. La sottosegretaria Gava ha confermato ai parlamentari che Sogin invierà “entro il mese corrente, la proposta di Carta nazionale delle aree idonee (Cnai) al Ministero della transizione ecologica” in base a tutte le osservazioni pervenute nella consultazione pubblica che ha visto oltre 300 soggetti presentare osservazioni. Dopo il parere dell’Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare, la carta sarà approvata dal Mite insieme al ministero delle Infrastrutture e al ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica. A quel punto, entro 30 giorni dalla pubblicazione, Sogin inizierà le trattative bilaterali con le regioni e gli enti locali interessati per l’intesa sulle aree dove realizzare il deposito. Tutti i territori patrimonio dell’Unesco sono stati esclusi, ribadisce il ministero, mentre “di per sé la mera insularità non è un requisito che compromette l’idoneità delle aree”. (ANSA).
(ANSA)

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