Economia

Guardare al futuro: l’importanza di rinnovarsi per le aziende

Non è semplice definire con esattezza il concetto di innovazione, poiché non esistono degli indicatori universali validi che possano definire in modo inequivocabile l’innovatività di un prodotto o di un’idea.
Dalla fine dell’epoca industriale sino all’avvento dell’era della comunicazione, a causa delle continue innovazioni nell’ambito della tecnologia e dell’informazione, il cambiamento è diventato un tema centrale per la nostra società soprattutto vista l’elevata velocità con cui il contesto socio-economico muta.

Le aziende, ai tempi d’oggi, si trovano ad operare in un ambito di incertezza in cui è difficile sviluppare prospettive future e soprattutto elaborare delle previsioni a lungo a termine, per accogliere positivamente i cambiamenti di un contesto è necessario riuscire ad adattarsi alle novità seguendone il ritmo. Il segreto del successo non è quello di prevedere esattamente cosa accadrà, ma di riuscire a costruire un’organizzazione che sopravviva in un futuro incerto ed imprevedibile.

Spesso e in modo errato ci si concentra esclusivamente sulla componente tecnologica dell’innovazione , ritenendo quindi che ogni tipo di innovazione possa essere riconducibile solo alla dimensione tecnologica ma in realtà l’innovazione è un concetto molto più ampio che comprende vari aspetti delle imprese. Dunque all’imprese che vogliono restare al vertice del proprio settore non resta che innovare continuamente e su vari fronti.
C’è un‘espressione precisa “Disruptive innovation”  che ci permettere di indicare tutte quelle innovazioni capaci di rivoluzionare un modello di business arrecando danno alle grandi aziende preesistenti e riuscendo a dare vita ad un mercato del tutto nuovo. Le innovazioni di questo tipo sono in grado di danneggiare in poco tempo le grandi imprese consolidate, in quanto riescono ad anticipare i bisogni dei consumatori, creando una domanda dove prima non c’era.

Disruption non ha un’esatta traduzione in italiano, per intenderci è qualcosa di nuovo che mette violentemente in discussione lo stato delle cose generando disordine e sconvolgimento.
Quando questo termine viene associato al cambiamento in un mercato o in un settore subentra la famosa teoria economica, la “Disruptive innovation”, elaborata da Clayton Christiansen. Il professor Christensen ha dato vita a questa teoria nel suo best-seller del 1997The Innovator’s Dilemma“.

Ora entriamo nel vivo della questione citando alcuni grandi colossi che noi tutti conosciamo, che hanno letteralmente rivoluzionato l’andamento di un mercato introducendo un modo tutto nuovo di ascoltare musica, guardare film e fare ricerche, stiamo parlando di Spotify, Netflix e Wikipedia.
Le startup rappresentano al meglio le disruptive innovation e l’innovazione in generale, le loro dimensioni ridotte e la loro struttura interna organizzativa flessibile permette loro di sperimentare e scalare i mercati rapidamente e a “costi contenuti”.
Le startup si lanciano sul mercato sull’onda di un’idea innovativa, grazie all’elevata propensione al rischio, riescono ad indivudare tendenze o nicchie di mercato che fino a quel momento sono state ignorate dalle grandi aziende.
Basti pensare infatti che le più famose disruptive innovation siano partite proprio come startup. La famosissima piattaforma streaming Netflix nasce come un servizio di noleggio DVD e videogiochi via posta, Amazon era semplicemente una libreria online.
Ovviamnte non tutte le startup riescono a raggiungere gli obbiettivi sperati, nonostante la maggiore propensione all’innovazione, il settore delle piccole imprese non sempre riesce a dare i suoi frutti. Le idee, se pur geniali, non sono sufficienti. È necessario lo studio di una strategia, che preveda canali di distribuzione e sopratutto una comunicazione efficace e vincente.
Sarebbe errato inoltre definire tutte le innovazioni disruptive, perche contrariamente da ciò che si pensa sono davvero poche quelle che hanno segnato la storia rivelandosi davvero sorprendenti per il mercato.
Uber, la famosa app di trasporti, è un chiaro esempio di come si possa raggiungere un enorme successo senza però riuscire a rivoluzionare un preciso settore. Le innovazioni vengono definite disruptive quando riescono a creare un mercato che prima non esisteva. Il mercato in cui si è introdotto Uber invece era già esistente, il suo servizio ha offerto però un’alternativa più efficiente e meno costosa dei servizi esistenti ad una clientela già abituata a prenotare un’autovettura con conducente per spostarsi da una parte all’altra della propria città.

Come dovrebbero reagire invece tutte quelle aziende consolidate all’introduzione di nuove startup capaci di sconvolgere i mercati?
Secondo ad esempio la grande catena di fastfood McDonald, le aziende consolidate devono sì reagire ai cambiamenti provocati dai disrupter, ma non dovrebbero farlo in maniera eccessiva snaturando del tutto la propria identità che fino a quel momento le ha rese vincenti e redditizie.
L’innovazione quindi non può permettersi di essere fine a sé stessa: deve essere centrale per il futuro dell’azienda. Sia che diventi disruptive, sia che le permetta di cogliere vantaggi a medio-lungo termine.

Redatto da Martina Hamdy.

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