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Debito eccessivo: l’Italia va incontro a una sanzione?

L'Italia rischia una sanzione di circa 3,5 miliardi di euro

A fine maggio, la Commissione Ue ha inviato al governo Italiano una lettera in cui chiedeva chiarimenti sul debito eccessivo: un “primo avviso” che potrebbe precludere all’apertura di una procedura d’infrazione per disavanzo eccessivo, causato dalla violazione della regola del debito.
Oggi arriveranno le cosiddette “raccomandazioni Paese”, indicazioni che la Commissione rivolge a ogni Stato membro con le modalità per stimolare la crescita e l’occupazione mantenendo in ordine i conti pubblici. Sarà probabilmente l’occasione, per la Commissione Ue, di annunciare la sua valutazione tecnica sul contenimento del maxidebito italiano e di esprimere le sue raccomandazioni. In questa circostanza la Commissione europea potrebbe esprimere la propria volontà di avviare una procedura d’infrazione.
Guenther Oettinger, commissario europeo al Bilancio, in un’intervista rilasciata all’emittente tedesca N-tv ha avvertito che «Se i numeri verranno confermati, non potremo sottrarci alla procedura di infrazione». «L’Italia non dovrebbe essere un rischio per l’Eurozona», ha aggiunto.

Il debito pubblico italiano:

Nel 2018 il debito pubblico dell’Italia è stato pari al 132,2% del Pil. Nel 2017 era al 131,4% e le previsioni della Commissione per il futuro sono tutt’altro che rosee: nel 2019 avremo un debito pari al 133,7% e nel 2020 raggiungeremo il 135,2%.
L’Italia avrebbe dovuto ridurre il disavanzo strutturale dello 0,6% all’anno, fino ad arrivare a essere in pareggio o in attivo. Invece, dal 2015 il divario è aumentato di anno in anno: se le politiche economiche non cambiano, salirà al 2,4 per cento del Pil nel 2019 e al 3,6% nel 2020.

I prossimi passi:

Il 14 giugno i ministri economici dell’Unione Europea potrebbero discutere la decisione della Commissione e, tra il 20 e il 21 giugno, anche i capi di Stato e di governo dei Paesi membri potrebbero esprimersi sulla questione. La decisione dei ministri Ue sull’eventuale procedura d’infrazione potrebbe arrivare entro la prima decade di luglio.

Cosa rischia l’Italia?

Se l’Italia non adotterà le misure necessarie a rimettere in ordine i propri conti, la Commissione potrebbe proporre una sanzione di oltre 3 miliardi di euro, ovvero un deposito fruttifero pari allo 0,2% del Pil. Sarebbe la prima volta in Europa.
Le istituzioni comunitarie sottoporrebbero a un monitoraggio continuo i conti dell’Italia, che nel frattempo sarebbe impossibilitata ad accedere a ogni forma di flessibilità prevista dalla Commissione.

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