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Brexit: per Boris Jonhson UK fuori dall’ UE il 31 ottobre. Le conseguenze

Dall'inflazione alla riduzione delle importazioni alimentari, le conseguenze iniziali di un No deal-Brexit

Boris Johnson si recherà a Berlino e Parigi questa settimana nel tentativo di ottenere un nuovo accordo sulla Brexit, minimizzando il dossier segreto di Whitehall ormai sulle prime pagine di tutta Europa.
La volontà di Johnson è quella di trovare un accordo alternativo ai precedenti per attuare Brexit ma, ha già dichiarato, che è sua intenzione uscire dall’UE il 31 ottobre, sia che l’accordo ci sia oppure no.
Intanto, si fa il punto sulle conseguenze generali di una Brexit senza accordo; innanzi tutto, una Brexit senza accordo eliminerebbe tutti gli accordi sui dazi esistenti tra la Gran Bretagna e gli stati UE, primo tra tutti gli effetti sarebbe l’aumento del prezzo delle esportazioni, danno lenito lievemente per la controparte europea da una sterlina più debole.
Conseguenza a specchio anche per le importazioni, un terzo degli alimenti commerciati in UK proviene dall’UE, alcune percentuali: fino al 74% per il tabacco, al 22% per il succo d’arancia e al 10% per le automobili. Un aumento dei prezzi delle importazioni porterebbe ad una inflazione con conseguente diminuzione di benessere per i cittadini britannici.

Altra conseguenza dell’istituzione di frontiere rigide e dell’introduzione di dogane, almeno in una fase iniziale in concomitanza con la stagione invernale, consisterebbe nel prolungamento delle tempistiche di import-export; questo provocherebbe dei danni anche allo smercio di prodotti alimentari, considerando che la Gran Bretagna è già stata esposta alla riduzione di produzione di alimenti locali a causa delle ondate di gelo provocate dall’estremizzazione del clima dovuta al riscaldamento globale.

Cabinet Office, 19th August 2019 – Photo Credit Alberto Pezzali

Redatto da Elisabetta Ruffolo

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