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Cambiamento climatico, crisi e soluzioni: la conferenza organizzata da Fridays For Future Italia

Siamo stati alla conferenza scientifica che ha aperto l'assemblea nazionale del movimento. Ecco com'è andata

Oggi è in corso a Milano la prima assemblea nazionale di Fridays For Future, il neonato movimento ispirato dall’attivista svedese Greta Thunberg che il 15 marzo ha riempito le principali piazze italiane per ricordare a tutti che “non c’è un pianeta B”.
L’obiettivo dell’assemblea nazionale costituente del movimento è quello di discutere la direzione che Fridays For Future deve prendere in Italia. L’assemblea si svolge presso l’Università Statale di Milano ed è stata preceduta, ieri sera, da una grande conferenza scientifica ospitata dall’Università degli Studi di Milano. Alla conferenza Cambiamento climatico, crisi e soluzioni sono intervenuti Antonello Pasini, fisico e climatologo del CNR, Stefano Caserini di Italian Climate Network, Mario Salomone, Segretario generale di WEEC Network, Gianluca Ruggieri, insegnante ambientale dell’Università dell’Insubria, e Francesca Ventura, fisico e agrometeorologa dell’Università di Bologna e AIAM. La conferenza è stata moderata dal giornalista Roberto Maggioni ed era presente anche il rettore dell’Università degli Studi di Milano Elio Franzini.

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Il rettore dell’Università degli Studi di Milano, Elio Franzini

Proprio il rettore dell’Università milanese ha preso la parola per primo, per rivolgere un saluto ai partecipanti e ai relatori. Franzini ha sottolineato come il tema del cambiamento climatico non sia stato centrale per la generazione degli attuali “adulti”: è un tema “di cui ci siamo accorti, forse quasi miracolosamente, perché ci stiamo accorgendo, è il caso di dire sulla nostra pelle, del cambiamento climatico”.
Così ci accorgiamo, ha concluso il rettore, che quello del cambiamento climatico “è un tema che tocca noi tutti”. Ci tocca da vicino perché non riguarda un tempo futuro che noi non vedremo, ma “tocca le persone che “tra vent’anni saranno ancora qui a dover subire le nostre disattenzioni”.

A introdurre la conferenza c’era anche Sergio Marchese di Fridays For Future Milano, che ha sottolineato come la crisi climatica sia “la più grande sfida del nostro tempo”. Sergio ha spiegato che Fridays For Future ha risposto alla lettera degli scienziati del clima italiani invitandoli a confrontarsi con i ragazzi del movimento. Il rapporto tra il neonato movimento di Fridays For Future e gli scienziati, ha evidenziato Sergio, è di sostegno reciproco: “il nostro ruolo è quello di riempire le piazze, risvegliare le coscienze della società: il lavoro degli scienziati può dare strumenti e autorevolezza alla nostra lotta, il nostro movimento può dare risalto e visibilità al grido di allarme degli scienziati, che per troppo tempo è rimasto inascoltato”.

Tra i relatori, il primo a prendere la parola è stato Antonello Pasini, fisico e climatologo del CNR, che ha introdotto il tema del cambiamento climatico evidenziandone anche gli effetti, dall’aumento degli eventi estremi al fenomeno dei migranti climatici. Gli effetti del cambiamento climatico riguardano molto da vicino anche l’Italia, e il climatologo del CNR ha spiegato quali sono questi effetti e cosa li provoca
Nell’ultimo secolo la temperatura è aumentata mediamente di circa un grado, a livello globale. L’Italia si è riscaldata di due gradi, invece. Tra i motivi per cui in Italia le temperature sono aumentate così tanto c’è il fatto che il Mediterraneo si è scaldato molto, anche perché è sempre più preda dell’Anticiclone africano, che porta ondate di calore estremamente intense. Il problema con l’Anticiclone africano è anche che, quando si ritrae, lascia spazio a correnti di aria fredda e densa che, arrivando su aria calda e umida “fa dei disastri“, ha spiegato Pasini. Come esempio, il climatologo ha mostrato la terribile alluvione che ha colpito Genova nel 2011: “se andate a vedere le temperature del mare prospiciente al mar ligure da dove è arrivata la perturbazione che ha provocato questo disastro, vedete che sono di tre gradi superiori alla norma”.

Hanno poi preso la parola Gianluca Ruggieri, ingegnere ambientale dell’Università dell’Insubria, e Francesca Ventura, agrometeorologa dell’Università di Bologna, che hanno parlato degli effetti che il cambiamento climatico ha nel mondo dell’agricoltura e in quello dell’energia, e di cosa è necessario fare in questi ambiti da una parte per contrastare il riscaldamento globale in atto e dall’altra per adattarcisi.

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La “to do list” del mondo dell’energia per rispettare l’Accordo di Parigi
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L’intervento Stefano Caserini, di Italian Climate Network

Il quarto intervento ha visto come protagonista Stefano Caserini, di Italian Climate Network e docente di mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano, che si è soffermato in particolare su come sono andati i negoziati sul clima e su cosa bisogna fare a questo punto, partendo dal presupposto che “la catastrofe è già iniziata”. “C’è bisogno di fare di più”, ha sottolineato Caserini: “non bisogna chiedere, bisogna esigere il cambiamento“.
C’è sicuramente da lavorare sull’adattamento, ha spiegato il docente, ma è importante anche “che ci sia una sterzata nelle politiche sul clima in Italia”.

Last but not least, è stato il turno di Mario Salomone, professore di sociologia dell’ambiente e segretario generale di Weec Network, ha parlato di giustizia climatica. Il professore ha sottolineato come gli effetti del cambiamento climatico abbiano già un peso molto importante anche per quanto riguarda la giustizia, perché le persone che ne risentono maggiormente sono quelle più povere e deboli, dalle popolazioni africane che stanno lottando per sopravvivere a una devastante desertificazione alle donne, i bambini e gli anziani che anche nei Paesi più avanzati subiscono in modo più grave gli effetti dell’inquinamento e del riscaldamento globale.

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