Clima e Ambiente

Buco dell’Ozono in Antartide, i rischi sul bioma di una maggiore esposizione alle radiazioni UV-B

Il buco dell’ozono, al di là della notizia positiva diffusa dalle Nazioni Unite nel gennaio 2023, in cui per la prima volta si annunciava la sua possibile chiusura entro i prossimi due decenni, continua ad aprirsi ogni anno, con un ritardo sul calendario che minaccia gli animali e la vegetazione antartica.

Antartide, buco dell’ozono e radiazioni UV-B: aumentati i rischi per il biota antartico

Secondo un recente studio, pubblicato sulla rivista Global Change Biology, infatti la riduzione dell’ozono stratosferico sopra l’Antartide di solito raggiunge il picco tra settembre e ottobre, quando fortunatamente la maggior parte della vegetazione terrestre e del biota del suolo antartico sono congelati, dormienti e protetti dalla copertura nevosa, e gran parte delle specie marine protette dal ghiaccio marino.

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Fino a qualche tempo fa era così. Oggi, invece, la riduzione dell’ozono continua in genere fino al mese di dicembre, ovvero all’inizio dell’estate australe. Il fatto che si riduca così tardi sul calendario mette in pericolo le specie animali e vegetali. Questo perché l’elevata radiazione UV-B coincide con lo scioglimento della neve e l’emergere della vegetazione: significa infatti che il biota ne è maggiormente esposto.

La riduzione dell’ozono ha un effetto significativo sull’esposizione alle radiazioni UV superficiali in Antartide e l’inizio dell’estate è un momento particolarmente delicato perché è anche il picco della stagione riproduttiva per molti animali, quindi l’esposizione estrema ai raggi UV-B può arrivare in un momento vulnerabile del loro ciclo di vita. Inoltre, la perdita di superficie marina ghiacciata – una tendenza osservata nell’arco degli ultimi decenni – significa che più radiazioni penetrano anche nell’oceano.

Prima della comparsa del buco dell’ozono, l’indice UV in Antartide raggiungeva il picco intorno al solstizio d’estate (21-22 dicembre), mentre ora il picco molto più alto dei raggi UV massimi si estende da metà ottobre a metà dicembre.

Nel plancton, le radiazioni UV-B possono influenzare la fotosintesi, la respirazione e la mortalità. Anche il krill antartico, che si nutre di fitoplancton, risponde alle radiazioni UV, soprattutto nelle prime fasi di vita. Sappiamo che un aumento delle radiazioni UV-B aumenta il rischio di cancro della pelle e cataratta negli esseri umani e quindi danni agli occhi potenzialmente simili nei pinguini e nelle foche.

Certamente ogni animale ha dei meccanismi di protezione contro i raggi UV: l’uomo produce melanina, uccelli e mammiferi hanno rivestimenti esterni di pelliccia e piume che riflettono le radiazioni UV o agiscono come una barriera, i pinguini di Magellano, quelli saltarocce e i pinguini reali producono goccioline di olio all’interno dei loro occhi che potrebbero proteggere le cellule dei coni dai dannosi raggi UV, le alghe producono amminoacidi protettivi simili alle micosporine che assorbono i raggi UV, che possono fornire protezione al krill attraverso la loro dieta.

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I rischi e danni potenziali del buco dell’ozono e del riscaldamento globale sono numerosi e spesso ne vengono considerati sono alcuni. La perdita di superficie di ghiaccio marino è sicuramente più impattante sulla vita in Antartide, ma anche una maggiore esposizione ai raggi UV degli organismi marini e terrestri all’inizio dell’estate ha delle conseguenze: potrebbe infatti portare a un maggiore foto-danneggiamento, o almeno a un costo maggiore per la produzione delle difese. Si tratta di aumento dello stress da radiazioni UV in un momento in cui gli organismi marini sono colpiti dalla drammatica perdita di ghiaccio marino e gli organismi sia terrestri che marini sono colpiti dalle crescenti ondate di caldo antartiche.

L’implicazione che il cambiamento climatico possa ritardare il recupero di uno dei nostri limiti planetari chiave, lo strato di ozono, rafforza anche l’importanza di un’azione immediata per decarbonizzare l’economia globale.

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