Ambiente

Politiche ambientali, lo sviluppo sostenibile parte dalle città

Le città accolgono le sfide per uno sviluppo urbano sostenibile e diventano attori politici di rilievo

Le istituzioni europee, ormai da più di un decennio, hanno in agenda obiettivi per uno sviluppo urbano sostenibile, collocati in una più ampia politica urbana Europea che guarda alla sostenibilità. Si tratta di sostenibilità non solo ambientale, ma anche sociale ed economica. Nelle politiche ambientali, la qualità dello spazio urbano viene valutata in base all’uso equilibrato delle risorse naturali, ai meccanismi di integrazione sociale atti a prevenire il fenomeno dell’esclusione sociale e agli investimenti a favore dello sviluppo del settore turistico al fine di agevolare l’economia e il mercato del lavoro locale.

Questi piani, talvolta poco conosciuti, vedono gli albori nel Libro Verde sull’ambiente urbano proposto dalla Commissione già nel 1990, incrementati qualche anno dopo, con l’adozione da parte di Ministri responsabili dello sviluppo urbano. E’ stata la dichiarazione di Toledo del 2010 a portare gli impegni di Lipsia nell’Agenda territoriale dell’UE e nel programma “Europa 2020”. Lo sviluppo urbano sostenibile si dimostra uno dei pilastri dell’Europa unita e trova spazio nell’Agenda urbana firmata ad Amsterdam nel 2016 che fissa i principi di sviluppo.

La prima spinta all’attuazione delle linee fissate dall’Unione europea parte della città che, in molti casi, hanno ampiamente accolto il modello di sviluppo urbano sostenibile come modello di crescita. Le città stabiliscono rapporti orizzontali che superano i confini nazionali e permettono di risolvere problemi comuni e di attuare politiche in una dimensione locale quindi di maggior impatto sulla vita dei cittadini, diventano in quest’ottica degli attori politici sempre più decisionali e coinvolti nel policy making comunitario.

Ne è una prova, la recente sentenza della Corte di giustizia (dicembre 2018), che ha riconosciuto la legittimazione di tre città, Bruxelles, Madrid e Parigi, a riconoscere l’annullamento di un Regolamento europeo in materia di inquinamento atmosferico. Le tre città hanno contestato i limiti di emissione adottati dalla Commissione e hanno proposto ciascuna un ricorso di annullamento dinanzi al Tribunale dell’Unione europea. Parigi, Madrid e Bruxelles hanno ritenuto che la Commissione non potesse adottare i valori di emissione degli ossidi di azoto stabiliti nel regolamento, in quanto essi sono meno esigenti dei limiti fissati dalla norma Euro 62 applicabile.

C’è un riconoscimento anche in termini di investimenti che va in questa direzione, infatti è stata posta al centro della politica di coesione europea la dimensione urbana (periodo di riferimento 2014-2020: almeno il 50% delle risorse del Fondo europeo sviluppo regionale si concentra in investimenti in aree urbane. Circa 10 miliardi di euro provenienti dal FESR vengono assegnati direttamente alle strategie integrate per lo sviluppo sostenibile dell’ambiente urbano, che circa 750 città devono trasporre sul piano pratico. Gli obiettivi tematici a sostegno della crescita per il periodo citato sono undici e prevedono: il rafforzamento della ricerca e dello sviluppo tecnologico, il miglioramento dell’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, lo sviluppo della competitività delle PMI, la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, la promozione all’adattamento ai cambiamenti climatici con la relativa prevenzione e gestione dei rischi, la tutela dell’ambiente, la promozione del trasporto sostenibile, dell’occupazione sostenibile con particolare riguardo per la mobilità dei lavoratori. Un particolare riguardo anche alla sostenibilità sociale con la promozione dell’inclusione sociale e la lotta alla povertà e ad ogni tipo di discriminazione, gli investimenti in istruzione, formazione e i programmi di lifelong learning tanto promossi dall’Unione Europea.

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